Impressioni parigine.

Allour…

No, tranquilli, non ho imparato un’acca di francese nella settimana trascorsa a Parigi, però mi piace usare questo intercalare per iniziare.
Dicevo… Il francese mi è risultato totalmente incomprensibile. Il che è assurdo perché a leggerlo me le cavo anche, pur non avendolo mai studiato. Cioè, più o meno qualcosa si capisce. Ma a sentirli parlare…rimanevo inebetita. Indi tentavo di spostare la conversazione sull’inglese, ma niente, i miei interlocutori si chiudevano in un guscio e mi guardavano come se venissi da un altro pianeta. Insomma, durante questa settimana ho capito che tra i due Paesi divisi dallo stretto della Manica non deve correre buon sangue… Tanto che, pur conoscendo e comprendendo perfettamente l’inglese, gli abitanti della città preferivano che ci si rivolgesse loro in italiano, utilizzando magari un francese maccheronico, una buona dose di gesti ed i più svariati movimenti del corpo.
Ma questo è risaputo. Difatti non è ciò di cui avevo intenzione di parlarvi.
Volevo invece ripercorrere il viaggio parigino andando al di là del mero resoconto delle visite, proponendovi ciò che maggiormente mi ha colpita, incuriosita ed affascinata (la lingua francese non è tra queste cose).

Il problema è: da dove cominciare?
Ah sì, ci sono.

  • Partiamo da un dato di fatto. La Francia è, da qualche anno a questa parte, il Paese più visitato del mondo, superando nella classifica persino Cina e Stati Uniti. Noi, che siamo italiani, ed io, che son romana, dovremo strabuzzare gli occhi e domandarci increduli: “Come è possibile?”. E’ possibilissimo signori, considerando che i francesi sono davvero bravi a vendere ciò che hanno. Se possono poi contare su una città che, come Parigi, vanta già di per sè oggettive bellezze, allora il gioco è fatto: ogni minuscolo mattoncino di ogni singolo edificio viene valorizzato a non finire. E poi c’è il fatto che i turisti vengono trattati come ospiti d’onore, cullati, accompagnati nella pianificazione del loro viaggio e mai lasciati allo sbaraglio. Ecco che, ad esempio, i musei sono gratuiti per i minori di 26 anni; ecco che la rete metropolitana copre l’intero tessuto urbano e rimane aperta fino a tarda notte, non mancando mai nell’essere puntuale ed efficiente; ecco che, ad esempio a Disneyland, la navetta per raggiungere i parchi dai vari hotel è offerta gratuitamente ai visitatori; ecco che la cucina francese (a mio parere una debolissima contendente di quella italiana) è decantata internazionalmente come la cucina della raffinatezza, dell’eleganza e del buon gusto. E mi verrebbero in mente milioni di altri esempi… Ahimè, bisogna proprio dire che sono in gamba questi francesi.
  • I parigini amano vivere la propria città in un modo che noi non conosciamo. Nelle giornate di sole, o quando le temperature lo permettono (per loro anche 15 gradi), la gente si riversa nei parchi e passa magari interi pomeriggi a leggere, a prendere il sole, a giocare a scacchi o a inseguire le barche a vela nei laghetti. I passatempi sono genuini ed i divertimenti non pretenziosi: nei giardini ci sono sedie messe a disposizione di tutti, le quali possono essere posizionate dove si vuole, usate come sdraio o come tavolini; ci sono aree dove sdraiarsi sull’erba ed organizzare un pic-nic, mentre altre sono dedicate al gioco dei più piccoli. E poi c’è passeggio, tanto passeggio. Ovunque. L’atmosfera così creata trasmette davvero gioia e serenità.
  • Altra cosa che – ho notato – i parigini amano molto è la possibilità di osservare la vita della città scorrere davanti ai loro occhi. E’ come se Parigi si trasformasse in un grande teatro, le piazze divenissero palcoscenici ed i passanti comparse. Coloro che siedono davanti a quello che assume le sembianze di un vero e proprio spettacolo sono i clienti di bar, caffè, brasserie (se ne trovano in continuazione, una dietro l’altra, proprio come da noi – almeno a Roma – si incontrano ad ogni angolo pizzerie), i quali costituiscono una sorta di “pubblico pagante”. Essi siedono su sedie che non si guardano tra loro, essendo disposte le une accanto alle altre e parallelamente alla strada. Per rendere meglio l’idea, vi lascio un reportage fotografico che documenta tale curiosa abitudine.

  • Che i francesi fossero nazionalisti, si sapeva. Ma che lo fossero in questo modo non me lo aspettavo. Bandiere francesi ovunque, non solo in corrispondenza di edifici di rappresentanza o di prestigio, ma anche su banali pali nel bel mezzo del nulla. Il patriottismo è da ammirare, certo, ma così esasperato mi ha quasi disgustata.
  • Infine, ciò che più di ogni altra ha catturato la mia attenzione e su cui pertanto non posso tacere è la magnificenza della città. Mi avevano detto, prima che partissi, che il centro di Parigi non aveva nulla a che vedere con quello di Roma in quanto ad estensione. “Le distanze tra un monumento e l’altro sono enormi, vedrai.”  Okay, capito, dovrò camminare (non che mi dispiaccia, anzi!), ma, ancora una volta, non immaginavo tanto. La vastità degli spazi è impressionante, straordinaria. Piazze immense, strade larghissime nel centro della città che constano di tre corsie per senso di marcia (più due dedicate a biciclette e ciclomotori), avenue e boulevard di lunghezze spropositate e ponti sulla Senna che non sono da meno. A tutto ciò si aggiungono gli strepitosi panorami esaltati da questi spazi così dilatati, dei quali si intravedono a fatica i confini, i limiti. Ecco che dal Louvre si scorge in lontananza la Champs Elysée, dall’Arco di Trionfo si ha una visione nitida di Place de la Concorde, dal Grand Palais lo sguardo giunge con una facilità estrema verso Les Invalides e da lì spazia ancora e ancora, senza fermarsi mai, senza trovare ostacoli lungo il suo percorso. Per non parlare, poi, delle vedute dall’alto, grazie alle quali si riesce ad abbracciare la vastissima distesa urbana che è Parigi. Ciò, tuttavia, non significa che non vi siano quartieri più “ristretti” ed a misura d’uomo (Montmartre ed il Quartiere Latino rientrano tra questi), ma l’imponenza e la sterminatezza di tutto quello che si trova nel centro non possono certo lasciare indifferenti.

Direi di aver compiuto un bel viaggetto a ritroso e mi dichiaro soddisfatta. Mi auguro lo siate anche voi e spero di avervi trasmesso un po’ di voglia di volare verso Parigi, una città splendida, che mi ha dato tanto, che ha stregato il mio cuore ed incantato i miei occhi. Sempre che la suddetta voglia non l’aveste già.

0 risposte a “Impressioni parigine.”

  1. Certo che sì! 😀 Più sento parlare di Parigi, più mi rendo conto che è un sogno! 😀 No gl’ingesi e i francesi non si stanno ancora molto simpatici 😕 – considrazione mia a quello che hai scritto tu – credevo dopo tanto tempo di sì…l’assegnazione delle olimpiadi deve essere stato un brutto colpo 😯
    Belle le brasserie! 😀 La volta che vado a Parigi sfinisco la macchina fotografica di foto ^^

    1. In realtà pensavo anche io che l’attrito tra inglesi e francesi fosse qualcosa di superato. Se ci pensi, noi abbiamo un rapporto così conflittuale con un determinato popolo? Mi sembra di no…

      Le brasserie sono uno spettacolo, una più accattivante dell’altra, tanto che vorresti provare tutte!

      Per le foto vedrai che ti sbizzarrirai 😉

      1. No pare anche a me che non ci siano attriti particolari con nessuno stato 😯 Sarà che in Italia è passato chiunque quindi sono tutti nostri fratelli 😆 😉

        Oh, sì…non vedo l’ora di usarla a razzo… *.*

  2. Io penso che il francese lo parlassi!
    Comunque sì, si odiano in un modo assurdo, ed è vero quello che tutti dicono: fanno finta di non capirti. Non sono gli inglesi quelli antipatici, sono proprio i francesi!

    1. No affatto, mai studiato francese. È una lingua che non mi hai mai attratto, un po’ per la pronuncia ed un po’ proprio per il popolo che la parla.

      P. S. Wow, ho scritto una marea di parole con la “P”! Ahahaha 😉

  3. Che Francesi e Inglesi non si sopportino credo sia un retaggio della Guerra dei cent’anni. 🙂

    Ma che belle sedie hanno nei café! Comunque anche qui da noi si usa sedersi rivolti al passeggio. A Trieste, ad esempio, c’è un lungo passeggio perdonale (ora Viale XX Settembre, un tempo Acquedotto) dove i bar si susseguono uno dietro l’altro. Ci si siede e si può rimanere lì per ore senza che nessuno dica nulla, prendendo una consumazione, ovvio.

    Insomma, più ti sento parlare di Parigi e più aumenta la voglia di andarci. A proposito di vista dall’alto, pensa che un’amica di mia mamma ha una mansarda nei pressi di place e la Concorde. Sono due anni che le chiedo le chiavi, lei tergiversa e risponde: “Ma è un buco!” Certo, ha 25 mq ma vuoi mettere la vista?

    1. Dove abito io, invece, questa disposizione delle sedia non la vedo mai, per questo mi è parsa alquanto insolita. Credo dipenda dai gusti, alla fine. Per esempio io amo vedere il mio interlocutore e non parlare alla sua spalla! Però, d’altro canto, non mi dispiacerebbe nemmeno soffermare il mio sguardo a scrutare i passanti…

      Sai, forse quei 25 mq sono proprio quello che ci vuole a Parigi. Come dicevo, la vastità degli spazi esterni è impressionante, dunque negli interni si può benissimo aver voglia di un’area più ristretta! Poi basterebbe affacciarsi da quella mansarda per non percepirne più l’angustia…

          1. hahaha già, quella è dell’ultima volta, agosto 2011, magnifica vacanza (parigi e normandia) in magnifica compagnia

          2. Ci aveva sfiorato per un attimo l’idea di poter raggiungere la Normandia da Parigi, ma, dopo aver fatto due conti con i chilometri, abbiamo convenuto che sarebbe stato meglio dedicare alla Normandia una vacanza a parte…

  4. Questa voglia ce l’ho più o meno da sempre e l’ho già appagata otto volte… ma Parigi è la città dei miei sogni, dove vorrei vivere e quindi appena posso ci ritorno ancora e poi… ci sono sempre miriadi di cose da scoprire ogni volta in questa fantastica città. Grazie per avermela fatta rigustare!

    1. Accipicchia! Otto volte!! Complimenti, deve veramente piacerti moltissimo. Io per il momento l’ho visitata solo una volta, ma ovviamente non mi basterà! Ci tornerei anche domani, non foss’altro per passeggiare lungo la Senna. Che magia! 🙂
      In quanto a viverci, non saprei, potrebbe dare delle belle soddisfazioni così come delusioni… Ho visto certe zone della periferia che è vivamente preferibile evitare!

  5. NOn mi meraviglia leggere affatto quello che hai scritto… qui le uniche cose che sappiamo afre bene è non valorizzare le meraviglie che abbiamo, lamentarci degli stranieri e poi essere i primi a non rispettare ciò che ci circonda, oppure semprelicemente siamo i primi a mettere delle leggi assurde che ti vietano di vivere la città come se fosse veramente tua… come fanno loro… vivere la città tutti insieme in un parco, fare cose semplici…. però sicuramente anche loro hanno i loro difetti e ciò che alla fine mi consola e che almeno non siamo l’unico popolo a non voler imparare questo benedetto inglese…

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