Riflessioni che corrono silenziose lungo i binari della metropolitana.

Vi ricordate Monica? La tipa il cui destino disgraziato l’aveva portata a chiedere l’elemosina in metropolitana, non disponendo di più nulla al mondo.
Bene. L’ho incontrata di nuovo, ma questa volta non di domenica.
Era un giovedì mattina presto, un orario in cui normalmente non esco mai perché le lezioni le ho il pomeriggio. La metro aveva il vagone unico, cosa che  permetteva a Monica di muoversi su è giù e raccontare la sua storia a più persone. A un certo punto ho pensato che fosse anche scesa dalla metro – me lo sono augurato in realtà! – visto il tempo trascorso da quando mi è passata davanti a quando è tornata di fronte al mio sedile. Ho dunque sentito solo una parte del suo resoconto, ma non posso affermare con certezza che il resto fosse uguale a quello raccontato la prima volta. Secondo il lato più cinico di me stessa, Monica cambia ogni volta versione della storia e si inventa di tanto in tanto dettagli nuovi, magari più strappalacrime. Sempre dando retta al mio cinismo, continuo a pensare che esistano tremila altre alternative ad una vita da vagabonda e che, sebbene questo Paese non offra niente di buono ai suoi abitanti, prima di finire in certe condizioni si deve veramente aver provato di tutto. Potrei anche sbagliarmi, forse è così, ma questa volta la donna mi ha fatto molta meno compassione rispetto al primo incontro.

Tali circostanze mi hanno dato l’occasione di riflettere sulla ciclicità della vita e sul fatto di ritrovare certe persone sempre negli stessi posti, come se fosse possibile prevedere esattamente quando e come entrare nella vita di qualcuno, studiando i suoi movimenti, seguendo i suoi sguardi, accompagnando i suoi passi a destinazione. Tutto questo prima di iniziare una di quelle giornate senza fine e che si ripetono ciclicamente come stagioni ravvicinate, separate da soli sette giorni…
E non si interromperà mai il ciclo, come il giorno e la notte, il sole e la luna, sorgerò e tramonterò sempre, mi spegnerò solo quando anche la nostra stella lo farà, non mollerò mai la presa. Non smetterò di brillare.

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