I bambini, maestri di vita.

Incredibile come riescano ad imparare in fretta i bambini. Benchè vada a trovare mia sorella solo ogni quindici giorni -talvolta anche più raramente- tutte le volte che la osservo crescere mi stupisco della velocità della sua capacità di apprendimento.
L’ultima volta che l’ho vista, aveva imparato ad andare in bicicletta e a mangiare le ciliegie con tutto il nocciolo; la volta prima, sapeva come accendere la radio e come mettere la musica; quella ancora antecedente, aveva imparato a salire e a scendere le scale senza alcun aiuto.
Ed io, a diciasette anni, non so ancora sbucciare le patate (vabbè, ma per far questo hanno inventato uno strumento geniale, chiamato “PELAPATATE”). A diciasette anni non ha ancora imparato a non mangiarmi le unghie. Mi sento così stupida.
Ritengo comunque che agli “adulti” l’arte di apprendere risulti molto più difficile che ai bambini. Il che mi sconcerta, in quanto il non mangiarsi le unghie è di gran lunga più semplice dell’imparare a parlare. Eppure, mia sorella ad un anno sapeva già comporre semplici frasi, mentre io, dopo diciasette anni di vita, ho le dita che sono un disastro.
Vorrei poter tornare ad essere una bambina per imparare a crescere con facilità, spensieratezza, senza mille scrupoli e preoccupazioni. Vorrei tornare bambina, per riscoprire quella serenità sconosciuta agli adulti quando si va sullo scivolo, si vola sull’altalena o si fa un giro sulle giostre. Vorrei poter essere una bambina, per giocare ad “accchiapparella” in giardino, per fare merenda con la pizza bianca davanti ai Pokèmon, per ballare la Baby Dance nei villaggi turistici. Vorrei poterlo essere per nascondermi dietro le gambe di papà quando mi vergogno in qualche situazione, per raccogliere un fiore per strada e portarlo alla mamma, per donare un sorriso ad uno sconosciuto seduto accanto a me. Vorrei avere il cuore di una bambina per poter imparare ad amare.