Diario di viaggio: Pisa e Lucca

La convinzione che a Pisa esista esclusivamente la torre pendente è solo in parte vera. Certo, il Battistero e il Duomo sorgono accanto alla torre stessa, ma il complesso monumentale che ne deriva è qualcosa di davvero affascinante.

Piazza dei Miracoli è un bel colpo d’occhio, estesa in larghezza e in lunghezza, pullulante di gente e di architettura, di turisti e di arte. Il bianco la fa da padrone, uno stile romanico medievale è quello che contraddistingue gli edifici e che in generale si riscontra in molte cittadine toscane.

Le vie che a raggiera conducono alla piazza sono al tempo stesso vie commerciali e di shopping, interrotte più o meno a metà dal Lungarno, una zona per passeggiate altrettanto piacevole.

Lucca dista una mezz’ora di automobile da Pisa ed è il capoluogo di provincia della regione della Garfagnana. Protetta da mura lunghe circa 4 km, trasformate in giardini pedonali e ciclabili, la cittadina è uno scrigno medioevale tutto da scoprire. Il nostro ingresso è in corrispondenza di Porta di San Pietro, attraverso una via che ci conduce al Teatro del Giglio, accanto a Piazza Grande. La piacevole passeggiata in centro ci porta a costeggiare San Michele in Foro, ponendoci subito di fronte ad un aspetto fondamentale della città: Lucca è ricca di chiese e sopratutto di torri, ammirabili e facilmente identificabili dall’alto di un’altra torre, quella Guinigi, dove decidiamo di inerpicarci a fine giornata.
Prima ancora, però, non può mancare una visita alla Cattedrale di San Martino, il duomo toscano più antico di tutta la regione che sorge in una piazza ampia ma non regolare, incastonato tra mura ed edifici che lo rendono particolarmente affascinante ed imponente. Merito anche della quiete cittadina che aumenta non di poco l’atmosfera di sacralità della cattedrale.

Lo stile architettonico del XII secolo è riscontrabile nella maggior parte delle strutture urbane e il sapore del tutto medievale si assaggia camminando lungo via Fillungo, affiancando Torre dell’Orologio ed arrivando fino alla graziosa Piazza dell’Anfiteatro, presumibilmente costruita seguendo la sagoma ellittica di un antico anfiteatro romano.

Di ritorno sui nostri passi, conveniamo che è sempre un fortissimo appagamento di animo e di sensi visitare questa terra.
Così, quando il mal di Toscana si fa più forte e il suo richiamo più insistente del solito, siamo certamente rincuorati dal fatto che con poche ore di macchina è possibile guarire e trovarne la cura.

Diario di Viaggio: Ninfa e Sermoneta

[Prosegue da Diario di Viaggio: Anagni e Rocca Massima]

Nonostante la pioggia battente che accompagna gran parte della nostra visita, i Giardini di Ninfa sono affascinanti così come li ricordavo (li avevo già visti in primavera, in tutt’altro clima).

Oggi gestiti dalla Fondazione Caetani, i giardini esaltano la loro bellezza grazie alla presenza di alberi provenienti da tutte le parti del mondo e cresciuti in un microclima del tutto particolare e circoscritto al giardino. Pini messicani, ciliegi cinesi e giapponesi, piante aromatiche come la lavanda e alberi da frutto come i banani, sono solo alcuni tra gli esempi floristici che si incontrano in questo luogo fatato. Molti di essi, peraltro, sono stati introdotti nel giardino agli inizi degli anni ’20 e hanno raggiunto quindi un’età quasi secolare! Inoltre, le rovine dell’antica città medioevale, tra ruderi di mura, chiese, abitazioni e pontili, contribuiscono a rendere il parco ricco di angoli paradiasiaci da immortalare in fotografie.

Informazioni di servizio
I Giardini di Ninfa sono visitabili da aprile a novembre in giornate di apertura prestabilite (generalmente il weekend o i festivi). Il calendario è disponibile sul sito www.giardinodininfa.eu 
Il contributo di ingresso è di €15 e può essere acquistato anche online.

Bonifacio VIII è senza dubbio il denominatore comune di questi due giorni. Nato ad Anagni come Benedetto Caetani (i nobili proprietari di Ninfa, del Castello di Sermoneta e di vari possedimenti da Fiuggi a Norma), il papa dà anche il nome al ristorante tappa del nostro pranzo a Sermoneta, la Locanda Bonifacio VIII.

Sermoneta ci ammalia sin dai primi passi entro le sue mura. Dal fascino medioevale, forse ancora più evidente di Anagni, il paesino sorge su una collina che domina con un bellissimo castello, il Castello Caetani, purtroppo non oggetto della nostra visita. Lo raggiungiamo inerpicandoci lungo le viuzze del centro, ma vista l’ora tarda non riusciamo a dedicargli l’attenzione che meriterebbe.
Entriamo invece nella Cattedrale di Santa Maria, che sorge in una piazzetta un po’ nascosta ma incantevole. Il campanile è solenne, l’interno è altrettanto affascinante.
Sermoneta si presta molto come set cinematografico ed è infatti la location dove è stata girata la famosa scena del Memento Mori in Non ci resta che piangere, oltre che la serie televisiva I Borgia.

Purtroppo i piedi inumiditi, le scarpe bagnate e il cielo che non accenna ad aprirsi non ci consentono di dilungarci nel giro in città.
Inutile dire che vorrò tornarci, anche perché ho adocchiato un paio di forni specializzati in dolcetti tipici e dai cui laboratori proveniva un profumino davvero invitante…

Diario di viaggio: gita fuori porta a Viterbo

Succede che hai voglia di passare una giornata diversa.
Succede che desideri ogni tanto uscire dalla tua routine, dalle abitudini e dagli impegni ricorrenti del tuo fine settimana. Perché il mio fine settimana, dopo tutto, non è mai così libero e vacanziero come dovrebbe essere.
Succede che con un messaggio della tua amica organizzi nell’arco di poche ore una gita fuori porta per il sabato successivo, avverti tutti che quel giorno non ci sarai e parti alla volta dell’esplorazione di luoghi vicini, eppure non troppo conosciuti.
Viterbo, sede papale nel XIII secolo, è una cittadina che sicuramente merita una visita. Così come la merita tutta la sua provincia, la zona della Tuscia, ricca di siti archeologici e scavi risalenti all’epoca etrusca, ma anche di borghi medioevali e splendidi paesaggi naturali, lacustri e rurali. Meritano attenzione indubbiamente le località di Tuscania, Nepi, i paesini che sorgono attorno al lago di Bolsena (Marta, Capo di Monte), così come la bellissima Civita di Bagnoregio,  ma anche Tarquinia, Bomarzo, il comune di Farnese e Bagnaia con Villa Lante (teatro delle riprese della serie The Young Pope).
Ma non divaghiamo, Veronica, nella tua insaziabile voglia di esplorazione. Torniamo a noi…
La nostra giornata inizia proprio da Viterbo, che ammiriamo protetta dalle sue mura nella Valle di Faul, dalle quale saliamo in città mediante comodi ascensori che emergono nella zona di San Lorenzo, il fulcro del centro cittadino.
Qui si trova il polo museale composto dalla Cattedrale di San Lorenzo, con la sua torre campanaria gotica, che di certo ricorda lo stile di Orvieto o di Siena nelle decorazioni della parte superiore. Accanto al Duomo si erge il Palazzo dei Papi che vanta una splendida loggia ed una vista straordinaria sulla vallata sottostante, come a dominare, dalla quella posizione così strategicamente elevata, il territorio ai suoi piedi.
Proseguiamo verso Piazza della Morte, lasciandoci alla spalle Piazza San Lorenzo, senza mai, però, distogliere lo sguardo da quel punto così nevralgico costeggiato da resti di mura etrusche.
Ci perdiamo nel quieto, antico ed integro quartiere medioevale San Pellegrino, domandandoci se le quelle viuzze strette, fiancheggiate da ballatoi, finestre ogivali, archi e merletti siano sempre così deserte e silenziose. Incontriamo abitazioni caratterizzate da quello che Wikipedia mi suggerisce essere chiamato profferlo,  ovvero la scala a vista tipica dell’architettura viterbese. Notiamo diversi edifici abbandonati, strutture dalle mura visibilmente antiche che ora ospitano bed & breakfast e case vacanze, fotografiamo scorci che non possono non essere immortalati. Poi, sapete, io adoro tutti quegli angoli appartati incorniciati da piante che si arrampicano sui muri e da lampioncini che flebilmente illuminano il passaggio…
Attraverso Porta Romana e percorrendo la strada che sembra essere il Corso della città, raggiungiamo Piazza Plebiscito, espressione dell’architettura civile che si manifesta negli edifici del Municipio e della Prefettura.
Dopo una sosta pranzo a San Martino nel Cimino, torniamo verso i nostri passi dirigendoci verso il Lago di Vico (dove non veniamo risparmiate dall’umidità che si avverte durante una breve passeggiata sulla spiaggia), attraversando Ronciglione e fermandoci poi a Sutri, dove qualche anno fa avevo già visitato il bellissimo Anfiteatro (lo racconto qui).
C’è una piazza, con una fontana, e una porta, dalla quale si accede alla piazza. E ci sono persone, più o meno giovani, che si incontrano e si salutano, si fermano mentre camminano, mentre siedono al bar per prendere un caffè o mentre accompagnano un nipote a comprare le figurine.
C’è un ritmo della vita alla quale non siamo abituati, e una familiarità tra la gente che non sappiamo più apprezzare.
C’è la luce del giorno quando arriviamo e, poco dopo, scende la sera con i suoi bagliori giallastri: la piazza, con la fontana e la sua porta, diventa quasi una cartolina d’altri tempi e Sutri la scena di un film stampata su una pellicola color seppia.