Scru on Air! – Mini intervista per Rolling Pandas

Giorni fa ho avuto il piacere di raccontare un po’ di me e del mio blog alla community di Rolling Pandas, una start up che opera nel settore dei viaggi.

Potete leggere l’intervista QUI.

Di seguito trovate un estratto:

[…] Scrutatrice di Universi, una definizione partorita durante una conversazione con un’amica e che in effetti racconta molto di me.
Perché?
Perché sono curiosa per natura, curiosa di scoprire meglio il mondo che mi circonda e ambiziosa di conoscere storie, vite, spazi e universi diversi dal mio. Sono appassionata di scrittura fin da piccola – il mio passatempo era inventare fiabe che facessero concorrenza a quelle dei fratelli Grimm… CONTINUA A LEGGERE

Fatemi sapere cosa ne pensate!

In ed Es.

In ed Es.

Rimarrei su questa panchina per ore.
Il corpo rilassato, il collo appoggiato sul legno, gli occhi socchiusi e le membra abbandonate.

In ed Es.

Il sole accarezza la pelle, la scalda, la coccola con i suo raggi. Il tepore asciuga le goccioline di sudore sotto ai vestiti, piccoli brividi corrono in salita lungo il torace, il petto e il seno.

In ed Es.

Silenzio. Un silenzio sacrale, liturgico. Anzi, un silenzio ancora più silenzioso, visto che ogni celebrazione religiosa è sospesa in questi giorni.
Verrebbe da definirlo un silenzio innaturale, ma, vedi, qui sta l’ironia. Come se la natura del mondo fosse quella di emettere per forza rumore e, quando ciò non accade, ecco che appare tutto innaturale.
Eppure la natura è anche questo, la quiete, la calma, l’assenza di suoni in un paesaggio che è in pace con sé stesso e non ha bisogno di farsi sentire. Diodato impazzirebbe.

In ed Es.

Non si odono voci. Niente passi, né in arrivo né in lontananza. E’ difficile persino percepire l’affannoso respiro di chi, come me, è uscito nel parco per allenarsi, correre o fare footing.
Apro gli occhi.
Sento, come se gli occhi fossero diventati orecchie o come se queste ultime si attivassero in combinazione alla vista, il flebile sussurro del vento che si sta alzando. Soffia attraverso gli alberi e gli arbusti ancora privi di germogli, passa tra qualche cespuglio, separa i fili d’erba abbracciati tra loro.

In ed Es.

Controllo il respiro.
Inspiro ed espiro. Inspiro ed espiro.
Sono rimasta sola nel parco, sola e sdraiata su quella panca che fino a qualche minuto prima era contesa tra i vari avventori.

Tutti dicono che interrompere drasticamente il battito di una città abbia i suoi benefici.
Penso che mai cosa così scontata sia così maledettamente vera.
Le pause sono momenti che mi hanno sempre affascinato molto. Mentre ogni cosa è ferma, l’uomo si concilia con i propri spazi vitali e i propri ritmi, interiori ed esteriori che siano. Sembra quasi che la natura abbia avvertito tutto questo e abbia deciso di adeguarsi, per consentire una migliore accettazione della quiete imposta.

In ed Es.

Questa mattina attorno a me c’erano tante persone, singoli individui in cerca dei propri spazi, uomini e donne solitarie calati nella loro segretissima dimensione. E poi nonni, coppie di nonni, bambini, famiglie, padroni con i cani e cani con i loro amici. Cavalli. A due passi dal Grande Raccordo Anulare io corro nei prati accanto ai cavalli.
Coccinelle, api ed altri insetti svolazzanti da un fiore all’altro, margherite e altri germogli colorati che rendono unico questo angolo di mondo.

In ed Es.

Presto attenzione al mio respiro, come fosse un suono proveniente dall’esterno. Qualcosa da decifrare, da seguire, per riconoscervi una musica ben nota.

Che buffo.
Sorrido se penso che un Paese intero debba smettere di respirare per far sì che i respiri di ognuno vengano ascoltati.
E’ un po’ come il cuore che pulsa.
Finché non si ferma, magari nel petto di qualcun altro, chi si metterebbe mai a tenere il ritmo dei suoi battiti?

In ed Es. In ed Es. In ed Es.

Vorrei voi foste qui.

Diario di viaggio: Vienna

Gli aeroporti e le stazioni sono luoghi che mi hanno sempre affascinato. Sono a mio avviso di un interesse estremo per la loro fitta concentrazione di persone con vite alle spalle e destini di fronte molto diversi tra loro, eppure accomunate da un unico momentaneo obiettivo – una partenza o un arrivo. E’ vero anche che si tratta di luoghi molto neutrali, o se vogliamo universali. Sono simili in qualsiasi città essi si trovino e, al di là della lingua straniera mostrata sulle segnaletiche, nessun altro dettaglio costituisce un valido indizio per scoprire  in quale Paese siamo arrivati.

Quando sono atterrata a Vienna venerdì sera, oltre ad essere tarda notte e ad accusare una stanchezza notevolmente accumulata durante la settimana passata, non ho avuto la sensazione di trovarmi in uno Stato straniero.
E’ stato solo quando il taxi ha iniziato a sfrecciare sulle strade enormi e super moderne della città, con carreggiate ampie e luminose, recanti cartelloni stradali digitali e limiti di velocità lampeggianti in tutta la loro maestosità, che ho capito di trovarmi effettivamente in Austria.

Vienna è – banalmente – una città dallo stampo e dal suono imperiale. Parlo di suono perché gli edifici sembrano rilasciare soavi note di valzer mentre si cammina con il naso all’insù per le vie del centro.

La nostra prima tappa è il Castello di Schönbrunn, poco distante dal centro cittadino e raggiungibile comodamente con un bus o tramite le vie sotterranee della U-Bahn. Residenza dell’imperatore Francesco Giuseppe e della sua amatissima consorte Elisabetta – meglio nota come Principessa Sissi – Schönbrunn è solenne, elegante e sontuoso. Di grandissimo impatto sono i giardini esterni, leggermente in salita, dai quali si gode un gradevole panorama della città. Il Grand Tour – costo del biglietto 16 euro (riduzioni previste per studenti sotto i 26 anni) – consta di un percorso di quaranta camere, tra studi, gabinetti, camera da letto, gallerie sale da pranzo e di rappresentanza, stanze delle guardie e saloni dedicati al ballo e ai concerti. Emozionante è il salotto dove un giovanissimo Wolfang Amadeus Mozart tenne il suo primo concerto, al cospetto dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria che lo mise alla prova facendolo suonare con la tastiera coperta.

Rientriamo in città per visitare Stephansplatz dove sorge lo Stephansdom, la cattedrale di Vienna, una delle chiese più alte al mondo. Lo stile gotico, l’altezza dei soffitti e l’innalzamento delle guglie lasciano davvero basiti. E’ possibile salire con gli ascensori fino alle sommità del Duomo, ma è altrettanto affascinante perdersi lungo le arterie circostanti, dove ogni edificio è un’opera d’arte.

Tappa obbligata e meritata, per un ristoro che a lungo agognavamo, è l’Hotel Sacher, la culla boutique dove la ricetta dell‘Original Sacher-Torte ha avuto i natali. Già mettersi seduti è un’impresa: la fila è ordinata, scorre alquanto velocemente e la caffetteria non viene mai riempita fino all’orlo di turisti, per mantenere una certa atmosfera di esclusività. Si entra in una sorta di atelier, dove le Sacher sono confezionate in preziosissime scatole, incartate con raffinatezza ed esposte con altrettanta cura sugli scaffali della boutique. Al tavolo una fetta di Sacher Torte viene 7,50 euro; consiglio di accompagnarla con cioccolata calda sono – 6,50 euro. La torta è morbida, delicata, il pan di spagna è umido quanto basta, la marmellata è assolutamente bilanciata con la glassa di cioccolato fondente che è lucente e perfetta, intensa e compatta. Ovviamente si tratta di una ricetta tramandata da secoli e rimasta assolutamente segreta.

Passando davanti alla Staatsoper, il celebre teatro dell’Opera di Vienna, concludiamo la giornata di visita e rientriamo verso Neubaugasse, il quartiere universitario della città.

Il giorno seguente ci aspetta il Belvedere, altra residenza asburgica in città, oggi sede di un museo d’arte che raccoglie opere del calibro di Klimt, Schiele, Munch. Il biglietto d’ingresso è di 16 euro (anche qui sono previste riduzioni a 13,50 euro per studenti) e dà accesso ai 3 piani di esposizione, il più famoso e visitato dei quali è quello che ospita il celebre Der Kuss del pittore viennese Gustav Klimt.

Seconda tappa, il Rathaus, edificio del Municipio, che sbalordisce ancora una volta per la stupenda architettura gotica. Nella piazza antistante, l’atmosfera è radiosa, complice una splendida domenica di sole. E’ installata una pista di pattinaggio fatta di tunnel e cunicoli ed è allestito una sorta di villaggio gastronomico con casette di legno ove si cucinano le specialità austriache: dai Knödel alla Wiener Schnitzel, dagli Spätzle ai Wurst e alla Kartoffelnsalat. Snack dolci e salati come Krapfen, Breztel accompagnati da Glühwein, sono in bella vista nei chioschi affollati.

Salutiamo Vienna passeggiando attraverso il MuseumsQuartier  e fotografando i due musei che troneggiano attorno a Maria-Theresien-Platz. Si tratta del Naturhistorisches Museum e del Kunsthistorisches Museum, edifici barocchi di estrema bellezza.

Il tragitto verso l’aeroporto è agevole grazie a CAT, il City Airport Train, che da Wien Mitte collega in 16 minuti il centro della città al suo aeroporto. Consiglio vivamente il servizio, valido, preciso e di una efficienza unica. Il biglietto di unica tratta costa 11 euro, ma è possibile acquistare sia l’andata che il ritorno in un’unica soluzione sul sito (https://www.cityairporttrain.com/) per un totale di 19 euro.