Diario di viaggio: Budapest

Primo giorno

Il nostro soggiorno a Budapest inizia giovedì con il prendere possesso dell’appartamento in Teréz Krt, una zona che scopriremo essere molto strategica per la visita delle zone centrali di Pest e per raggiungere anche Buda.

Ormai anche i bambini sapranno che la città è divisa dal Danubio nelle aree, appunto, di Buda e di Pest. Buda è la città arroccata, la parte più antica della capitale magiara, mentre Pest è la zona in cui si anima il centro nel senso di vita, movimento, attività commerciali.
Forse in pochi sanno però che esiste, o almeno è esistita, una terza città, Obuda, ancora più antica di Buda, le cui rovine si trovano oggi nel sottosuolo e non sono state mai portate alla luce.

La prima tappa della giornata è comunque Hősök tere, Piazzale degli Eroi, grande piazza commemorativa dedicata ai capi delle 7 tribù magiare che per primi fondarono i tre centri sulle rive del Danubio nell’896 d.c.
Alle spalle della piazza, dietro al colonnato che riporta le statue di regnanti ed altri eroi ungheresi, si apre un bel parco dove si trovano le terme Szécheny, le più grandi d’Europa.

Approfittando delle temperature miti anche verso il tramonto e di quell’entusiasmo tipico di chi ha appena messo piede in una città straniera tutta da visitare, prendiamo la metro M1 direzione Vörösmarty tér, in pieno centro. Salire sulla linea 1 della metro di Budapest, o per comodità sulla linea gialla, è come prendere il treno per Hogwarts al binario 9 e 3/4. Mattoncini marroni e bianchi, binari in ferro battuto, soffitti bassi, cabine in legno: aspettare il piccolo vagone giallo che emerge dall’oscurità è ogni volta una delizia. Forse per questo è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco.

Da Vörösmarty tér parte la celebre via dello shopping Váci utca, ed è possibile con pochi passi raggiungere le rive del Danubio dove si aprirà uno scenario spettacolare che da solo vale tutto il viaggio.
Il castello di Buda, la chiesa di S. Mattia, il Ponte delle Catene: tutto, a colpo d’occhio, illuminato e imponente sul fiume, uno spettacolo che ricorda la vista del Castello di Praga dal ponte Carlo, ma che per ampiezza e lucentezza non riesce ad essere ammirato con un solo sguardo.

Eppure in tutto questo, che già è abbastanza dirompente per essere il primo giorno, manca il pezzo forte, il gioiello che rende Budapest così preziosamente magnifica.

Secondo giorno

Metro, bus n.16 e via sul Ponte delle Catene ad inerpicarci verso la collina che conduce al fulcro di Buda, contraddistinto dal castello e dalla chiesa di S. Mattia. La seconda è la zona che decidiamo di visitare, in una mattinata ad altissimo contenuto di panorami mozzafiato e fotografie.

La chiesa è un edificio in stile neogotico che colpisce in particolar modo per tegole e guglie vivaci e colorate. Il belvedere dalla piazza non è un belvedere qualunque. Pagando un biglietto di circa 3 euro, si può accedere al camminamento murario del Bastione dei Pescatori, così chiamato perché la protezione della zona era stata anticamente affidata alla corporazione dei pescatori. Con torrette, merletti, finestre e scale, il Bastione è tra le zone più affascinanti di Buda, sia per la conformazione delle mura stesse, sia per la vista che vi si gode da un’altezza di tutto rispetto.
Pest e il suo profilo sono questa volta i protagonisti del panorama. La figura principale, comunque, rimane l’immenso Parlamento, un edificio che per quanto fotografato non smette di esercitare un incredibile fascino sui visitatori. Eretto alla fine dell’Ottocento, oggi sede dell’Assemblea Ungherese, L’Országház fu la modalità scelta in grande stile per celebrare il millenario della nascita di Budapest. Le guglie illuminate dal basso lo rendono particolarmente suggestivo di sera, sia dal lato in cui si specchia sul fiume Danubio, sia dal lato della piazza, riva di Pest.

Nella visita guidata con Orsi di White Umbrella Tours, veniamo a conoscenza di moltissimi aspetti della storia e della cultura ungherese. Passeggiando tra le vie di Pest, piazza della Libertà, la basilica di Santo Stefano, piazza Elisabetta ed infine costeggiando la seconda sinagoga più grande in Europa, apriamo gli occhi sulle triste vicende storiche che hanno coinvolto la capitale magiara. Budapest, in origine ricca e fiorente cittadina dell’impero austro ungarico, sarà dominata dai tedeschi, durante il secondo conflitto mondiale, e poi da russi, nel cosiddetto periodo del terrore durato circa 40 anni.

Una traccia della fase di occupazione tedesca è drammaticamente vivente lungo la riva del Danubio, lato Pest. 60 scarpe che ricordano il massacro degli ebrei operato dai nazisti sono state riprodotte da uno scultore contemporaneo e sono divenute monumento commemorativo di quella tremenda pagina di storia. Il silenzio di fronte ad oggetti così semplici eppure così rappresentativi, accessorio quotidiano richiamo della dignità umana (camminare a piedi scalzi è sempre stato simbolo di povertà) è un momento di riflessione importante.

Terzo Giorno

Il tempo non è dei migliori ma noi non demordiamo: d’altronde abbiamo anche organizzato una serie di attività al chiuso che sfidano la giornata piovosa.

La mattina saliamo nuovamente a Buda, questa volta in direzione castello, per ammirare un panorama un po’ diverso, non primeggiato dalla sagoma del Parlamento, ma concentrato sul Ponte delle Catene.
Sempre a Buda un tram costeggia il fiume e ci conduce fino alla zona collinare Gellert, dove si trovano le famose terme che non saranno comunque le nostre prescelte.

Tornando verso Pest ci fermiamo al mercato centrale coperto dove ci concediamo l’assaggio dello strudel, per gli ungheresi retel, e dove acquistiamo il tipico prosciutto di mangalica, una simpatica razza di suino tipica della zona, ricoperta da strati di pelliccia bianca.

Il pomeriggio è dedicato alle terme Szécheny, quelle dietro a Piazzale degli Eroi, tra le più antiche e le più grandi d’Europa. Le terme dispongono di vasche interne di diverse dimensioni e temperature, due piscine termali esterne e area sauna e bagno turco. Sono sicuramente una tappa obbligata a Budapest, godibili anche al calar del sole.

Se la sera precedente la cena tipica ungherese è stata, all’Hungarkum Bistrot, a base di langos, goulash e pörkölt, l’ultima sera non possiamo perderci i Ruin Bar, situati nella zona del quartiere ebraico che si contraddistingue come il distretto più giovane, vivace e movimentato della città. Qui si ritrova tutta la popolazione notturna ed un fulcro importante delle loro serate è senz’altro lo Szimpla Kert. Per descriverlo in parole semplici: il kitsch qui ha un senso e l’eccesso non stona.
Il pub si presenta come un labirinto di ambienti, più o meno nascosti ed accessibili, collegati da ballatoi, scale, balconcini e piccole porticine. In vari punti si trovano i banconi per ordinare per lo più da bere, birra grande a circa 3€ e vino a meno di 2€ (ma evitate di berlo se non strettamente necessario). I tavoli sono sparsi ovunque e ricavati da qualsiasi piano di appoggio: tronchi, cassapanche, mensole, pedane, vecchi elettrodomestici o cassettiere riutilizzati. Lo stesso discorso vale per le sedie o meglio, le sedute, arrangiate con quello che c’è. Arredamento senza uno stile preciso, kitch che più kitch non si può, e illuminazione psichedelica. Sembra di essere entrati in un film di Tim Burton. Eppure l’atmosfera è piacevole ed il posto è sicuramente da visitare, quantomeno per l’originalità è la capacità di arraffare oggetti e mobilio del tutto a caso, riuscendo persino ad ottenere un complessivo senso di gradevolezza.

Quarto Giorno

Il giorno della partenza, al contrario di quanto accade regolarmente, non ci invoglia a rimanere. Una pioggia costante e battente che va avanti dal giorno precedente è il commiato della città a noi visitatori stranieri.
Forse una mezza giornata in più di permanenza non sarebbe guastata, per avere 3 giorni pieni a disposizione.
Budapest è una città grande che trasuda storia e bellezza.
È stata nominata European Best Destination per il 2019, ma fino a che non la si vive di persona non si capirà mai il perché di un tale riconoscimento. Forse per me sarà tra le Best non solo per quest’anno, ma ancora molto, molto a lungo…

Diario di viaggio: Pisa e Lucca

La convinzione che a Pisa esista esclusivamente la torre pendente è solo in parte vera. Certo, il Battistero e il Duomo sorgono accanto alla torre stessa, ma il complesso monumentale che ne deriva è qualcosa di davvero affascinante.

Piazza dei Miracoli è un bel colpo d’occhio, estesa in larghezza e in lunghezza, pullulante di gente e di architettura, di turisti e di arte. Il bianco la fa da padrone, uno stile romanico medievale è quello che contraddistingue gli edifici e che in generale si riscontra in molte cittadine toscane.

Le vie che a raggiera conducono alla piazza sono al tempo stesso vie commerciali e di shopping, interrotte più o meno a metà dal Lungarno, una zona per passeggiate altrettanto piacevole.

Lucca dista una mezz’ora di automobile da Pisa ed è il capoluogo di provincia della regione della Garfagnana. Protetta da mura lunghe circa 4 km, trasformate in giardini pedonali e ciclabili, la cittadina è uno scrigno medioevale tutto da scoprire. Il nostro ingresso è in corrispondenza di Porta di San Pietro, attraverso una via che ci conduce al Teatro del Giglio, accanto a Piazza Grande. La piacevole passeggiata in centro ci porta a costeggiare San Michele in Foro, ponendoci subito di fronte ad un aspetto fondamentale della città: Lucca è ricca di chiese e sopratutto di torri, ammirabili e facilmente identificabili dall’alto di un’altra torre, quella Guinigi, dove decidiamo di inerpicarci a fine giornata.
Prima ancora, però, non può mancare una visita alla Cattedrale di San Martino, il duomo toscano più antico di tutta la regione che sorge in una piazza ampia ma non regolare, incastonato tra mura ed edifici che lo rendono particolarmente affascinante ed imponente. Merito anche della quiete cittadina che aumenta non di poco l’atmosfera di sacralità della cattedrale.

Lo stile architettonico del XII secolo è riscontrabile nella maggior parte delle strutture urbane e il sapore del tutto medievale si assaggia camminando lungo via Fillungo, affiancando Torre dell’Orologio ed arrivando fino alla graziosa Piazza dell’Anfiteatro, presumibilmente costruita seguendo la sagoma ellittica di un antico anfiteatro romano.

Di ritorno sui nostri passi, conveniamo che è sempre un fortissimo appagamento di animo e di sensi visitare questa terra.
Così, quando il mal di Toscana si fa più forte e il suo richiamo più insistente del solito, siamo certamente rincuorati dal fatto che con poche ore di macchina è possibile guarire e trovarne la cura.

Faber cantautore di politica: Storia di un Impiegato

Ultimo non è stato certo il primo (e scusate il giro di parole) a ricevere critiche e dissensi dalla stampa e dai giornalisti… 


Storia di un Impiegato di Fabrizio De Andrè, uscito in un anno di fuoco come il 1968, non ha subito riscosso il successo che con il tempo ha meritatamente guadagnato. 
Accusato di essere un disco anarchico, il concept album di Faber è stato dapprima condannato, sicuramente non compreso e non apprezzato, e solo in seguito rivalutato in virtù della sua estrema attualità e incredibile presa sul presente

È ambientato nel maggio francese del ‘68: lo scenario temporale viene immediatamente messo in chiaro dal primo pezzo che apre l’album. Canzone del Maggio. 

Un cittadino qualunque, un modesto impegnato e un ordinario lavoratore, partecipe alle manifestazioni di protesta che ritiene fin troppo pacifiche, si riscopre rivoluzionario e progetta un ordigno per minare violentemente il sistema. Il pezzo è La Bomba in Testa

Questo suo progetto prende vita solamente in un sogno, nel quale la bomba riesce ad esplodere durante un ballo mascherato, facendo fuori tutte le personalità politiche più importanti invitate proprio a quel ballo. La canzone è AIl Ballo Mascherato

Il parlato e il sentenzioso Sogno Numero Due mette il nostro protagonista di fronte alle conseguenze delle sue azioni: sradicando il potere è diventato lui stesso il potere ed è quindi chiamato a decidere come e da chi sarà lui giudicato. Vuoi essere condannato o condannare?

Nella realtà l’ordigno messo a punto dal Bombarolo non suscita gli effetti rivoluzionari sperati. Per sbaglio la bomba viene collocata in un luogo innocente e il protagonista uccide la sua amata, provocando uno scandalo che gli costa l’apparizione in prima pagina su tutti i giornali. 

La scrittura di lettere d’amore come Verranno a chiederti del nostro amore e di missive anarchiche diventano il passatempo del Bombarolo, ormai in carcere insieme agli altri manifestanti ed insorti la cui ribellione è messa a tacere dalle autorità.

Nella sua Ora di Libertà, mentre è costretto, nel cortile del carcere, a condividere e respirare la stessa aria di un secondino, l’impiegato anarchico ed anticonformista riflette sulla natura dei suoi oppressori e si rende conto che, in fin dei conti, nella società non esistono poteri buoni.

Il mantra del disco, che apre la Storia di un Impiegato e la chiude come un circolo tristemente concluso, si riscontra nella Canzone del Maggio e torna Nella Mia Ora di Libertà.
Non fa mai male ripeterlo, perché, come unicamente Faber sapeva fare, certe parole non cesseranno mai di essere valide e moderne. 
Impossibile infine non condividere (quasi) tutto il testo, straordinariamente intenso.


Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d’obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni. 

E adesso imparo un sacco di cose
in mezzo agli altri vestiti uguali
tranne qual è il crimine giusto
per non passare da criminali.
Ci hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame.

Di respirare la stessa aria
dei secondini non ci va
abbiamo deciso di imprigionarli
durante l’ora di libertà
venite adesso alla prigione
state a sentire sulla porta
la nostra ultima canzone
che vi ripete un’altra volta
per quanto voi vi crediate assolti
siete lo stesso coinvolti
.
Per quanto voi vi crediate assolti
siete lo stesso coinvolti.