Diario di viaggio: Ponza in due giorni

In quasi trent’anni di vita a Roma, non ero mai stata nell’isola laziale per eccellenza: Ponza, la più grande delle isole pontine.
Che poi questa associazione odierna tra Ponza e il Lazio è affare solo recente, in quanto fino al 1938 l’isola faceva parte della Campania. Difatti gli abitanti dell’isola sostengono di avere origini partenopee e parlano un dialetto di tipo napoletano.

Cenni storici a parte, passiamo alle informazioni pratiche.
I porti sulla terraferma dai quali imbarcarsi per Ponza sono Anzio, Terracina, San Felice Circeo, Formia e Napoli. Alcuni di questi prevedono tratte solo durante il clou della stagione estiva. Le compagnie che operano tali tratte sono la Laziomar o la Navigazione Libera del Golfo, con tempi di viaggio diversi a seconda del tipo di traghetto e del sevizio di navigazione scelto.
Una volta arrivati sull’isola si sbarca al porto, il cuore pulsante della vita di Ponza. Qui si concentrano locali, negozi, alimentari e altri servizi essenziali. La cittadina è un’esplosione di luce e di colori, con tinte che passano dal giallo al bianco, dall’azzurro al rosa, all’arancione. Le facciate di case ed edifici si specchiano nel mare e guadagnano il riverbero della limpidezza dell’acqua sotto di loro, formando uno quadro che nessun pittore ha ancora dipinto.

Noi abbiamo alloggiato nella camera messa a disposizione da Alfonso e Letizia, che vivono in una grande casa bianca e azzurra alle spalle del corso principale e accolgono i turisti con grande ospitalità e cortesia.

Dal porto salpano le barche per circumnavigare l’isola o per svolgere gite di un’intera giornata verso Palmarola. Le compagnie sono tante, così come tanti sono i servizi di noleggio gommoni o imbarcazioni per chi vuole navigare privatamente e in autonomia (non tutte le imbarcazioni richiedono infatti il possesso della patente della nautica, ma una buona esperienza e conoscenza di mari e venti è decisamente consigliata).
Noi ci siamo affidati alla Cooperativa dei Barcaioli Ponzesi. Dopo un burbero approccio – commercialmente discutibile – ci hanno proposto la loro escursione a €25: un giro per le calette più famose dell’isola con 4 soste bagno e pranzo a bordo. Devo dire che, pur non essendo riusciti a raggiungere Palmarola per condizioni meteorologiche avverse, la gita è stata meravigliosa e i luoghi raggiunti dal mare non sarebbero mai stati scoperti se fossimo rimasti a terra.
Nota di merito, la pasta al pomodoro in barca. Per quanto io non sia una amante del sugo, la semplicità di quel pasto, cullati dal dondolio tipico del mare anche quando è calmo, circondati da turchese a perdita d’occhio con la pelle bagnaticcia appena riscaldata dal sole, ha un fascino particolarmente nostrano e folkloristico.
Quindi ricordate: nonostante  il bel tempo non ci abbia abbandonati nel weekend, la giornata di sabato è stata alquanto ventosa, pertanto il versante di ponente (termine più montanaro che marittimo, concedetemelo) dove si trovano le Forna, le piscine naturali, Cala Feola è da evitate con vento da ovest. Di conseguenza anche Palmarola non è indicata per gite se soffia vento da Occidente.
In questi casi la zona di Frontone (raggiungibile molto facilmente dal porto con un servizio navetta operato sempre dai cari Barcaioli ponzesi al costo di €5 A/R) e il lato – per intenderci – dell’Arco Naturale è decisamente più godibile.

Al rientro al porto, Ponza si popola per l’happy hour. I locali aumentano i tavolini all’esterno, altri sorgono da nulla e dove prima arrivava l’acqua ora ci sono i piedi degli ospiti  che si godono il calar del sole con un drink in mano e qualche appetizer sotto i denti. Altri ancora non si preoccupano di sedie e tavolini e si appoggiano lungo il muretto rosiccio che delimita la curva del porto.

In realtà il tramonto-sul-mare per antonomasia non è del tutto apprezzabile lato porto, ma occorre di nuovo spostarsi verso le Forna.
Questo prevede il programma della nostra serata, per la quale abbiamo scelto di mangiare a Il Tramonto, un ristorante che definire panoramico è dire poco. La veranda sorge e “sporge” letteralmente dalla roccia, come fosse una polèna (e qui sì che siamo nel gergo navale! – N.A. lascio il link Treccani per la consultazione da parte dei curiosi)  che ambisce a tuffarsi in mare. La sensazione di vertigini è dietro l’angolo, ma forse è necessaria per godere di una vista mozzafiato su Palmarola – sembra quasi di poterla toccare – e sulle piscine naturali.
La bellezza sta nell’altezza, nelle scogliere che precipitano a picco nel mare e nella costa frastagliata che si snoda sinuosa sfidando gli occhi a superare i limiti dello sguardo.
Appunto importante: per raggiungere il ristorante e, in generale, per spostarsi nell’isola, abbiamo fatto uso del trasporto pubblico locale, meglio noto come “corriera”: un biglietto vale per una tratta e costa €1,50 per i non residenti. La linea è una circolare e le fermate sono a chiamata, nel senso che vanno proprio “chiamate” a voce al conducente – tanto il furgoncino è piccolo e, in barba al raccomandato distanziamento sociale, si è tutti molto vicini. Gli autisti delle corriere corrono. Forse perché si chiamano appunto “corriere, forse perché conoscono le strade dell’isola a menadito, forse perché il traffico non c’è, sta di fatto che l’andatura è allegra.

E così, allegramente, domenica mattina saliamo sul pulmino direzione Cala Feola, una incantevole insenatura sabbiosa incastonata tra le rocce e con una vista magnifica sulle scogliere. In questo caso la bellezza sta nel fatto che si ammira l’isola dal basso verso l’alto, in tutta la sua magnificenza, nella sua rigogliosa esplosione di vegetazione e nel candido vigore delle coste.
Per accedere alla spiaggia di Cala Feola, attrezzata e fornita di bar, si debbono scendere circa 300 scalini; per chi preferisce un paesaggio scoglioso, le piscine naturali sono un luogo altrettanto fantastico.

Incredibile pensare che un’isola dai tesori e dalle meraviglie paesaggistiche possa trovarsi così poco distante da Roma, a un’ora di aliscafo dalla costa.
Non mi stupisce, invece, sapere che moltissime celebrità scelgono Ponza come meta delle loro vacanze in barca, yatch, gommoni. 
Seppur isola “in” e di tendenza, Ponza è rimasta in gran parte autentica ed incontaminata, non presa d’assalto da invasioni barbariche e orde selvagge di turisti anonimi (sicuramente la folta presenza di imbarcazioni riduce l’afflusso a terra) , ma la sua vera forza sta nella natura di cui si fa ambasciatrice.
Non è vero che il mare di Ponza non si può descrivere, hanno creato appositamente una dicitura cromatica per designarlo.
Il verde acqua non è verde e non è acqua. È un colore nato ed inventato perché il mare brillante e unico di questa parte di mondo avesse dignità di parola.

Scru on Air! – Mini intervista per Rolling Pandas

Giorni fa ho avuto il piacere di raccontare un po’ di me e del mio blog alla community di Rolling Pandas, una start up che opera nel settore dei viaggi.

Potete leggere l’intervista QUI.

Di seguito trovate un estratto:

[…] Scrutatrice di Universi, una definizione partorita durante una conversazione con un’amica e che in effetti racconta molto di me.
Perché?
Perché sono curiosa per natura, curiosa di scoprire meglio il mondo che mi circonda e ambiziosa di conoscere storie, vite, spazi e universi diversi dal mio. Sono appassionata di scrittura fin da piccola – il mio passatempo era inventare fiabe che facessero concorrenza a quelle dei fratelli Grimm… CONTINUA A LEGGERE

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Diario di viaggio: Vienna

Gli aeroporti e le stazioni sono luoghi che mi hanno sempre affascinato. Sono a mio avviso di un interesse estremo per la loro fitta concentrazione di persone con vite alle spalle e destini di fronte molto diversi tra loro, eppure accomunate da un unico momentaneo obiettivo – una partenza o un arrivo. E’ vero anche che si tratta di luoghi molto neutrali, o se vogliamo universali. Sono simili in qualsiasi città essi si trovino e, al di là della lingua straniera mostrata sulle segnaletiche, nessun altro dettaglio costituisce un valido indizio per scoprire  in quale Paese siamo arrivati.

Quando sono atterrata a Vienna venerdì sera, oltre ad essere tarda notte e ad accusare una stanchezza notevolmente accumulata durante la settimana passata, non ho avuto la sensazione di trovarmi in uno Stato straniero.
E’ stato solo quando il taxi ha iniziato a sfrecciare sulle strade enormi e super moderne della città, con carreggiate ampie e luminose, recanti cartelloni stradali digitali e limiti di velocità lampeggianti in tutta la loro maestosità, che ho capito di trovarmi effettivamente in Austria.

Vienna è – banalmente – una città dallo stampo e dal suono imperiale. Parlo di suono perché gli edifici sembrano rilasciare soavi note di valzer mentre si cammina con il naso all’insù per le vie del centro.

La nostra prima tappa è il Castello di Schönbrunn, poco distante dal centro cittadino e raggiungibile comodamente con un bus o tramite le vie sotterranee della U-Bahn. Residenza dell’imperatore Francesco Giuseppe e della sua amatissima consorte Elisabetta – meglio nota come Principessa Sissi – Schönbrunn è solenne, elegante e sontuoso. Di grandissimo impatto sono i giardini esterni, leggermente in salita, dai quali si gode un gradevole panorama della città. Il Grand Tour – costo del biglietto 16 euro (riduzioni previste per studenti sotto i 26 anni) – consta di un percorso di quaranta camere, tra studi, gabinetti, camera da letto, gallerie sale da pranzo e di rappresentanza, stanze delle guardie e saloni dedicati al ballo e ai concerti. Emozionante è il salotto dove un giovanissimo Wolfang Amadeus Mozart tenne il suo primo concerto, al cospetto dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria che lo mise alla prova facendolo suonare con la tastiera coperta.

Rientriamo in città per visitare Stephansplatz dove sorge lo Stephansdom, la cattedrale di Vienna, una delle chiese più alte al mondo. Lo stile gotico, l’altezza dei soffitti e l’innalzamento delle guglie lasciano davvero basiti. E’ possibile salire con gli ascensori fino alle sommità del Duomo, ma è altrettanto affascinante perdersi lungo le arterie circostanti, dove ogni edificio è un’opera d’arte.

Tappa obbligata e meritata, per un ristoro che a lungo agognavamo, è l’Hotel Sacher, la culla boutique dove la ricetta dell‘Original Sacher-Torte ha avuto i natali. Già mettersi seduti è un’impresa: la fila è ordinata, scorre alquanto velocemente e la caffetteria non viene mai riempita fino all’orlo di turisti, per mantenere una certa atmosfera di esclusività. Si entra in una sorta di atelier, dove le Sacher sono confezionate in preziosissime scatole, incartate con raffinatezza ed esposte con altrettanta cura sugli scaffali della boutique. Al tavolo una fetta di Sacher Torte viene 7,50 euro; consiglio di accompagnarla con cioccolata calda sono – 6,50 euro. La torta è morbida, delicata, il pan di spagna è umido quanto basta, la marmellata è assolutamente bilanciata con la glassa di cioccolato fondente che è lucente e perfetta, intensa e compatta. Ovviamente si tratta di una ricetta tramandata da secoli e rimasta assolutamente segreta.

Passando davanti alla Staatsoper, il celebre teatro dell’Opera di Vienna, concludiamo la giornata di visita e rientriamo verso Neubaugasse, il quartiere universitario della città.

Il giorno seguente ci aspetta il Belvedere, altra residenza asburgica in città, oggi sede di un museo d’arte che raccoglie opere del calibro di Klimt, Schiele, Munch. Il biglietto d’ingresso è di 16 euro (anche qui sono previste riduzioni a 13,50 euro per studenti) e dà accesso ai 3 piani di esposizione, il più famoso e visitato dei quali è quello che ospita il celebre Der Kuss del pittore viennese Gustav Klimt.

Seconda tappa, il Rathaus, edificio del Municipio, che sbalordisce ancora una volta per la stupenda architettura gotica. Nella piazza antistante, l’atmosfera è radiosa, complice una splendida domenica di sole. E’ installata una pista di pattinaggio fatta di tunnel e cunicoli ed è allestito una sorta di villaggio gastronomico con casette di legno ove si cucinano le specialità austriache: dai Knödel alla Wiener Schnitzel, dagli Spätzle ai Wurst e alla Kartoffelnsalat. Snack dolci e salati come Krapfen, Breztel accompagnati da Glühwein, sono in bella vista nei chioschi affollati.

Salutiamo Vienna passeggiando attraverso il MuseumsQuartier  e fotografando i due musei che troneggiano attorno a Maria-Theresien-Platz. Si tratta del Naturhistorisches Museum e del Kunsthistorisches Museum, edifici barocchi di estrema bellezza.

Il tragitto verso l’aeroporto è agevole grazie a CAT, il City Airport Train, che da Wien Mitte collega in 16 minuti il centro della città al suo aeroporto. Consiglio vivamente il servizio, valido, preciso e di una efficienza unica. Il biglietto di unica tratta costa 11 euro, ma è possibile acquistare sia l’andata che il ritorno in un’unica soluzione sul sito (https://www.cityairporttrain.com/) per un totale di 19 euro.