Traslochi

Eccoci.
Il trasloco è ultimato, la nuova dimora è pronta per essere abitata.
Finalmente.
Gli scatoloni sono stati vuotati, il loro contenuto sistemato e ordinato, gli spazi riempiti e ricreati secondo le mie esigenze.

Qualcuno di voi forse sapeva già di questa novità, mentre il trasferimento era ancora in corso, ma mi sembra opportuno dichiararla ufficialmente in questa sede, sperando che possiate seguirmi anche qui, nella mia  nuova casa, nel mio piccolo e intimo mondo. Ovviamente se lo vorrete.

Benvenuti nel mio universo.

Serate diverse, serate romane: Pantaleo

Pantaleo – Food, Wine, Mixology, “The place to be”, così recita il claim sui social, uno slogan che incuriosisce e si pone nella direzione di fare tendenza: “il posto in cui stare”, e se non ci sei, ci devi essere. Ci devi andare.

E facciamolo allora, andiamo a vedere di cosa si tratta, con un bel bagaglio di aspettative alimentate dal profilo social super curato e dagli eventi che vengono ospitati nel locale.
Oh yes, questa è la prima cosa che dico quando entro. Ho scelto bene.

pantaleo

Età media sulla quarantina, atmosfera accesa, locale affollato, musica a volume elevato, movimento in sala, nella cucina a vetri e al bancone dedicato al regno del mixology. Inizia tutto con i migliori presupposti. Il bancone lungo al centro del locale, già di per sé evocativo di convivialità, è una distesa di persone che bevono, stuzzicano e si alternano nello stare seduti o in piedi.

Ci fanno accomodare al piano superiore, una piccola area dove sono stati ricavati tre salottini che affacciano sul locale inferiore e si rivelano estremamente confortevoli – d’altronde anche le poltrone rosse a sgabello sembrano molto accoglienti tenendo conto che lo “sgabello” vero e proprio non ispiri esattamente comodità.

Due menù, uno per mangiare, uno per bere. Ma andiamo con ordine.
Ho trovato il menù ben costruito con una varietà di scelte e proposte trasversali, in grado di soddisfare molteplici esigenze, dall’aperitivo alla cena, pantaleoda un brunch al dopocena. Questo, oltre a venire incontro ad una clientela di diverse nazionalità e pertanto diverse abitudini alimentari, dà una chiara identità al locale che si pone come indirizzo ideale per tutte le ore del giorno, evitando quelle situazioni imbarazzanti in cui l’ospite se ne esce con il commento: “In realtà non volevamo mangiare, ma giusto fare un aperitivo …”

La carta dei drink è molto vasta: ci sono pagine e pagine riservate a cocktail più o meno convenzionali ed altrettante pagine dedicate alle proposte della cantina. Ad essere sincera, alla fine dei conti, mi sono fatta consigliare, sarei potuta rimanere almeno 25 minuti buoni a consultare la carta! Ho preferito affidarmi al consiglio esperto della ragazza che si occupa del mixology e che mi ha costruito un cocktail ad hoc in base ai miei gusti.
Quindi: cordialità, professionalità, competenza dello staff top. I prezzi mi sono sembrati nella media, sia per il food che per i drink, considerata l’elaborazione dei piatti e l’audacia di alcuni cocktail, peraltro presentati con cura e gusto. Noi abbiamo mangiato bullet pork, capesante e julienne di carciofi crudi con olive e pecorino: ottimi davvero.

Mi è piaciuta la possibilità di affiancare i cocktail ai piatti presentati, nella nuova frontiera dell’abbinamento mixology & food.
Mi é piaciuta la location, l’atmosfera, l’arredamento e la struttura del locale.
pantaleoMi è piaciuto il personale, mi è piaciuta la qualità di quello che ho mangiato e bevuto – l’ho già detto, lo so.
Mi è piaciuto Pantaleo e ho già in mente di tornarci in un orario diverso, alla luce del giorno, con meno confusione e affollamento, sebbene il nostro angoletto non abbia minimamente risentito, in termini di comfort e riservatezza, del movimento concitato del resto del locale.

È proprio il caso di dire, citando l’idea di una recente canzone per la quale “si torna sempre dove si è stati bene”, che Pantaleo è “The place to return”.

Ovunque, sei.

Oggi la mia testa è invasa da suggestioni, affollata di pensieri.
Oggi è una giornata un po’ particolare. Speciale, come avresti detto tu.
Oggi è finalmente arrivato, dopo mesi di programmazione, di premeditazione, dopo giorni passati a prefigurarmi come avrebbe potuto essere, cosa avrei potuto dire e il modo in cui mi sarei dovuta comportare.

Non ho fatto o detto niente, chiaramente, di ciò che avevo immaginato.
In tutti questi giorni, trascorsi nell’attesa di una rivelazione che non si è mai mostrata, non c’è stato momento in cui non ti abbia pensato.

Oggi è un giorno come tanti, giusto con qualche peculiarità in più. Direi una peculiarità almeno, piuttosto significativa in realtà. Come impedire alla mia mente di ricordarti, come costringerla dentro i confini del buon senso? Come evitare che evada in un vagabondaggio utopico, che decolli per esplorazioni concettuali e immaginifiche pericolose?

Ho imparato a limitare ognuno di questi istinti, in tutto questo tempo.
Ho imparato a scacciare quelle innumerevoli e poco sensate associazioni di idee in cui tu eri sempre il protagonista.
Sono riuscita ad allontanare la tua immagine, quel chiodo fisso in testa che ha tormentato a lungo le mie notti, i miei sogni, i miei risvegli.

Ma oggi è giorno speciale, ricco di eventi che si collegano a ricordi, pieno di ricordi che popolano gli eventi.
Concedimi di pensare a te come avrei fatto una volta, annullando ciò che è successo dopo.
Permettimi di accarezzare solo i ricordi più piacevoli, le memorie spensierate e i momenti più sereni, quelli in cui il tuo volto illuminava le nostre giornate e il tuo sorriso contagiava, senza distinzione, tutti i presenti.

E le tue battute pronte, le tue salde convinzioni, il tuo fare brioso che in qualche modo mi hai trasmesso. La leggerezza di affrontare i problemi quando si presentavano, se si presentavano, nelle dimensioni in cui si palesavano. Non esasperavi questioni, non caricavi di ansia le tue spalle e con una valigia riempita di quotidianità viaggiavi sempre su un binario parallelo, sopraelevato rispetto alla frenesia del mondo.

Bastano piccoli stimoli perché le associazioni mentali che irrazionalmente elaboro mi conducano a te. Una foto, un cibo, una ricorrenza, una parola. Un flusso di coscienza incontrollato, selvaggio, eppure nella sua impetuosità così terapeutico.

Sei dappertutto anche se non sei più niente, sei ovunque anche se non sei presente.
Sei dentro di me e oggi voglio urlare con tutto il volume della mia voce all’universo che ti penso, ti penso, ti penso.

È vero che sei speciale, che ci posso fa’?