Dievole e Siena – Valle del Chianti

La seconda volta nell’arco di pochi mesi ed eccoci qua. Toscana siamo tornati.

Sì, ci siamo di nuovo.
Siamo tornati più affamati e appassionati di prima, per riempirci gli occhi di quei paesaggi cinematografici, di quei vigneti che si espandono a perdita d’occhio e coprono con il loro morbido sali e scendi le tue dolci colline.

Potevamo girare il Chianti visitando paesini, girovagando per borghi. Potevamo fare tappa in ogni azienda vinicola della zona oppure potevamo sceglierne una.

Dievole è stata la nostra fantastica culla per il weekend e mai scelta fu più estasiante. Non ci sono parole per descrivere la bellezza di quel luogo e tanto per cominciare si fa fatica anche a definirlo.

Dal sito di Dievole.it

Agriturismo di lusso, azienda vinicola con impianto ricettivo, wine resort, struttura a 5 stelle nel Chianti. Cosa cambia in fondo… quello che ci ha lasciato non ha una definizione, le emozioni non hanno etichette e non sempre i sentimenti possono essere chiamati per nome.

Dalla camera di estrema comodità ed eleganza alla piscina così esclusiva con vista sulla campagna, dalla struttura immersa nella natura ai vigneti che incorniciano gli edifici, addormentati dietro gli alti cipressi.

La cantina, l’enoteca, il Wine Club e la veranda per la colazione, un patio mattonato con giardini e aiuole rigogliosamente in fiore, tavoli in ferro battuto disposti sotto ad ampi ombrelloni bianchi.

E poi la pace, la quiete, il silenzio incontaminato di una parte di mondo che in realtà è in costante attività, è terra viva, terreno fertile e pulsante. La vegetazione silente crea sgomento generalmente, ma questa natura è così lieta e pacifica che non può che rigenerare i sensi, rianimare lo spirito e temprare il corpo.

La passeggiata nelle vie di stampo tipicamente medioevale a Siena è la conclusione di un weekend che, ad intervalli regolari e ravvicinati, consiglio a tutti di concedersi.
Piazza del Campo è sempre un tripudio di bellezza e di folla, riparata accaldata sotto la Torre del Mangia per beneficiare di una porzione d’ombra ritagliata al sole cocente.

Una scena non dissimile si svolge sul piazzale del Duomo di Siena, ricco, sfarzoso, decorato con marmi colorati, statue, guglie e merletti. Ove le torri o i campanili svettanti creano una zona più scura, e lì che gli avventori trovano riparo.

Aria di vacanza, turisti stranieri e botteghe tipiche che espongono le delizie toscane lungo la strada e catturano i nasi più sensibili entro le mura dei negozi grazie ai profumi che solo una regione così vivace, variegata e stupefacente sa offrire.

Questo non è un diario di viaggio, ma più il diario di un’emozione, il motore che innesca battiti sempre più rapidi ed incessanti nel mio cuore, fino a sentirmi quasi mancare quando il ritmo rallenta.

Torneremo, e ogni volta sarà come la prima.
Sei la meraviglia che non smette mai di stupire.

Dal sito di Dievole.it

Diario di viaggio: Budapest

Primo giorno

Il nostro soggiorno a Budapest inizia giovedì con il prendere possesso dell’appartamento in Teréz Krt, una zona che scopriremo essere molto strategica per la visita delle zone centrali di Pest e per raggiungere anche Buda.

Ormai anche i bambini sapranno che la città è divisa dal Danubio nelle aree, appunto, di Buda e di Pest. Buda è la città arroccata, la parte più antica della capitale magiara, mentre Pest è la zona in cui si anima il centro nel senso di vita, movimento, attività commerciali.
Forse in pochi sanno però che esiste, o almeno è esistita, una terza città, Obuda, ancora più antica di Buda, le cui rovine si trovano oggi nel sottosuolo e non sono state mai portate alla luce.

La prima tappa della giornata è comunque Hősök tere, Piazzale degli Eroi, grande piazza commemorativa dedicata ai capi delle 7 tribù magiare che per primi fondarono i tre centri sulle rive del Danubio nell’896 d.c.
Alle spalle della piazza, dietro al colonnato che riporta le statue di regnanti ed altri eroi ungheresi, si apre un bel parco dove si trovano le terme Szécheny, le più grandi d’Europa.

Approfittando delle temperature miti anche verso il tramonto e di quell’entusiasmo tipico di chi ha appena messo piede in una città straniera tutta da visitare, prendiamo la metro M1 direzione Vörösmarty tér, in pieno centro. Salire sulla linea 1 della metro di Budapest, o per comodità sulla linea gialla, è come prendere il treno per Hogwarts al binario 9 e 3/4. Mattoncini marroni e bianchi, binari in ferro battuto, soffitti bassi, cabine in legno: aspettare il piccolo vagone giallo che emerge dall’oscurità è ogni volta una delizia. Forse per questo è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco.

Da Vörösmarty tér parte la celebre via dello shopping Váci utca, ed è possibile con pochi passi raggiungere le rive del Danubio dove si aprirà uno scenario spettacolare che da solo vale tutto il viaggio.
Il castello di Buda, la chiesa di S. Mattia, il Ponte delle Catene: tutto, a colpo d’occhio, illuminato e imponente sul fiume, uno spettacolo che ricorda la vista del Castello di Praga dal ponte Carlo, ma che per ampiezza e lucentezza non riesce ad essere ammirato con un solo sguardo.

Eppure in tutto questo, che già è abbastanza dirompente per essere il primo giorno, manca il pezzo forte, il gioiello che rende Budapest così preziosamente magnifica.

Secondo giorno

Metro, bus n.16 e via sul Ponte delle Catene ad inerpicarci verso la collina che conduce al fulcro di Buda, contraddistinto dal castello e dalla chiesa di S. Mattia. La seconda è la zona che decidiamo di visitare, in una mattinata ad altissimo contenuto di panorami mozzafiato e fotografie.

La chiesa è un edificio in stile neogotico che colpisce in particolar modo per tegole e guglie vivaci e colorate. Il belvedere dalla piazza non è un belvedere qualunque. Pagando un biglietto di circa 3 euro, si può accedere al camminamento murario del Bastione dei Pescatori, così chiamato perché la protezione della zona era stata anticamente affidata alla corporazione dei pescatori. Con torrette, merletti, finestre e scale, il Bastione è tra le zone più affascinanti di Buda, sia per la conformazione delle mura stesse, sia per la vista che vi si gode da un’altezza di tutto rispetto.
Pest e il suo profilo sono questa volta i protagonisti del panorama. La figura principale, comunque, rimane l’immenso Parlamento, un edificio che per quanto fotografato non smette di esercitare un incredibile fascino sui visitatori. Eretto alla fine dell’Ottocento, oggi sede dell’Assemblea Ungherese, L’Országház fu la modalità scelta in grande stile per celebrare il millenario della nascita di Budapest. Le guglie illuminate dal basso lo rendono particolarmente suggestivo di sera, sia dal lato in cui si specchia sul fiume Danubio, sia dal lato della piazza, riva di Pest.

Nella visita guidata con Orsi di White Umbrella Tours, veniamo a conoscenza di moltissimi aspetti della storia e della cultura ungherese. Passeggiando tra le vie di Pest, piazza della Libertà, la basilica di Santo Stefano, piazza Elisabetta ed infine costeggiando la seconda sinagoga più grande in Europa, apriamo gli occhi sulle triste vicende storiche che hanno coinvolto la capitale magiara. Budapest, in origine ricca e fiorente cittadina dell’impero austro ungarico, sarà dominata dai tedeschi, durante il secondo conflitto mondiale, e poi da russi, nel cosiddetto periodo del terrore durato circa 40 anni.

Una traccia della fase di occupazione tedesca è drammaticamente vivente lungo la riva del Danubio, lato Pest. 60 scarpe che ricordano il massacro degli ebrei operato dai nazisti sono state riprodotte da uno scultore contemporaneo e sono divenute monumento commemorativo di quella tremenda pagina di storia. Il silenzio di fronte ad oggetti così semplici eppure così rappresentativi, accessorio quotidiano richiamo della dignità umana (camminare a piedi scalzi è sempre stato simbolo di povertà) è un momento di riflessione importante.

Terzo Giorno

Il tempo non è dei migliori ma noi non demordiamo: d’altronde abbiamo anche organizzato una serie di attività al chiuso che sfidano la giornata piovosa.

La mattina saliamo nuovamente a Buda, questa volta in direzione castello, per ammirare un panorama un po’ diverso, non primeggiato dalla sagoma del Parlamento, ma concentrato sul Ponte delle Catene.
Sempre a Buda un tram costeggia il fiume e ci conduce fino alla zona collinare Gellert, dove si trovano le famose terme che non saranno comunque le nostre prescelte.

Tornando verso Pest ci fermiamo al mercato centrale coperto dove ci concediamo l’assaggio dello strudel, per gli ungheresi retel, e dove acquistiamo il tipico prosciutto di mangalica, una simpatica razza di suino tipica della zona, ricoperta da strati di pelliccia bianca.

Il pomeriggio è dedicato alle terme Szécheny, quelle dietro a Piazzale degli Eroi, tra le più antiche e le più grandi d’Europa. Le terme dispongono di vasche interne di diverse dimensioni e temperature, due piscine termali esterne e area sauna e bagno turco. Sono sicuramente una tappa obbligata a Budapest, godibili anche al calar del sole.

Se la sera precedente la cena tipica ungherese è stata, all’Hungarkum Bistrot, a base di langos, goulash e pörkölt, l’ultima sera non possiamo perderci i Ruin Bar, situati nella zona del quartiere ebraico che si contraddistingue come il distretto più giovane, vivace e movimentato della città. Qui si ritrova tutta la popolazione notturna ed un fulcro importante delle loro serate è senz’altro lo Szimpla Kert. Per descriverlo in parole semplici: il kitsch qui ha un senso e l’eccesso non stona.
Il pub si presenta come un labirinto di ambienti, più o meno nascosti ed accessibili, collegati da ballatoi, scale, balconcini e piccole porticine. In vari punti si trovano i banconi per ordinare per lo più da bere, birra grande a circa 3€ e vino a meno di 2€ (ma evitate di berlo se non strettamente necessario). I tavoli sono sparsi ovunque e ricavati da qualsiasi piano di appoggio: tronchi, cassapanche, mensole, pedane, vecchi elettrodomestici o cassettiere riutilizzati. Lo stesso discorso vale per le sedie o meglio, le sedute, arrangiate con quello che c’è. Arredamento senza uno stile preciso, kitch che più kitch non si può, e illuminazione psichedelica. Sembra di essere entrati in un film di Tim Burton. Eppure l’atmosfera è piacevole ed il posto è sicuramente da visitare, quantomeno per l’originalità è la capacità di arraffare oggetti e mobilio del tutto a caso, riuscendo persino ad ottenere un complessivo senso di gradevolezza.

Quarto Giorno

Il giorno della partenza, al contrario di quanto accade regolarmente, non ci invoglia a rimanere. Una pioggia costante e battente che va avanti dal giorno precedente è il commiato della città a noi visitatori stranieri.
Forse una mezza giornata in più di permanenza non sarebbe guastata, per avere 3 giorni pieni a disposizione.
Budapest è una città grande che trasuda storia e bellezza.
È stata nominata European Best Destination per il 2019, ma fino a che non la si vive di persona non si capirà mai il perché di un tale riconoscimento. Forse per me sarà tra le Best non solo per quest’anno, ma ancora molto, molto a lungo…

It’s a little bit funny, this feeling inside.

it's a little bit funny this feeling inside

È buffo.
Credo di avere una pentola a pressione in testa. Esatto, di quelle che si usano per cuocere la verdura lentamente, senza soffritti, senza grassi. Ma lentamente.
Così si cuociono le mie cellule nervose, a ritmo costante, eppur graduale.

Gli stimoli che bollono, bollono, bollono. Le sollecitazioni che si cucinano. Il coperchio che fischia. Un fischio assordante, quasi insostenibile, di quei rumori che iniziano lievi ma che insinuandosi in tutti i canali del timpano perforano la testa crudelmente.

Nessuno vuole sentir parlare di cose tristi, Veronica.
Nessuno leggerà mai dei tuoi turbamenti e delle sue disillusioni.

Sogni infranti, castelli disciolti come fossero fatti di sabbia, progetti sfumati come il respiro esalato in un giorno di inverno.

É vero, diamine. È verissimo.

Oggi sui blog si parla solo di fashion, beauty, delle ultime tendenze del mondo fitness o food. Food & Fitness.
E di lifestyle. Il gigantesco universo del lifestyle che include i consigli per sturare il lavandino intasato per i troppi capelli pettinati in luoghi diversi dalla tazza del water ai suggerimenti per sbucciare la cipolla senza versare nemmeno una lacrima.
Ma in mezzo c’è il life-style, lo stile di vita, eh. Vuoi mettere?
In mezzo c’è tutto quello che non siamo riusciti a far rientrare in categorie di pensiero ben definite e che concettualmente ha attinenza sia con gli strofinacci da cucina che con le nuove frontiere dell’hi-tech per risolvere i problemi di insonnia.

Però se parli di morte, di solitudine, di tradimenti, di rancore e di Fabrizio De Andrè, nessuno ti leggerà mai Veronica.

Ah, anche viaggi, è vero. Ogni tanto vivo e mi piace girare il mondo. E di cucina, sì. Tanto per cambiare vado a cena fuori, già. Ma pur volendo scrivere di ogni cosa che faccio, il mio cervello a pressione si fissa su quei dannati fornelli e cuoce, cuoce, cuoce. Cuoce a fiamma lenta e regolare, fino a lessarmi i neuroni.

Chiamatelo sfogo virtuale, chiamatelo esercizio di scrittura terapeutica o flusso di coscienza incontrollato ed impetuoso chemancolaWoolf. Chiamatelo come volete.

Io vi dico che mi aiuta a spegnere i fornelli e a concentrarmi sulla pentola guardandola a debita distanza.
È buffo. Tutto questo meccanismo.
É buffo, ma funziona.