Diario di Viaggio: Ninfa e Sermoneta

[Prosegue da Diario di Viaggio: Anagni e Rocca Massima]

Nonostante la pioggia battente che accompagna gran parte della nostra visita, i Giardini di Ninfa sono affascinanti così come li ricordavo (li avevo già visti in primavera, in tutt’altro clima).

Oggi gestiti dalla Fondazione Caetani, i giardini esaltano la loro bellezza grazie alla presenza di alberi provenienti da tutte le parti del mondo e cresciuti in un microclima del tutto particolare e circoscritto al giardino. Pini messicani, ciliegi cinesi e giapponesi, piante aromatiche come la lavanda e alberi da frutto come i banani, sono solo alcuni tra gli esempi floristici che si incontrano in questo luogo fatato. Molti di essi, peraltro, sono stati introdotti nel giardino agli inizi degli anni ’20 e hanno raggiunto quindi un’età quasi secolare! Inoltre, le rovine dell’antica città medioevale, tra ruderi di mura, chiese, abitazioni e pontili, contribuiscono a rendere il parco ricco di angoli paradiasiaci da immortalare in fotografie.

Informazioni di servizio
I Giardini di Ninfa sono visitabili da aprile a novembre in giornate di apertura prestabilite (generalmente il weekend o i festivi). Il calendario è disponibile sul sito www.giardinodininfa.eu 
Il contributo di ingresso è di €15 e può essere acquistato anche online.

Bonifacio VIII è senza dubbio il denominatore comune di questi due giorni. Nato ad Anagni come Benedetto Caetani (i nobili proprietari di Ninfa, del Castello di Sermoneta e di vari possedimenti da Fiuggi a Norma), il papa dà anche il nome al ristorante tappa del nostro pranzo a Sermoneta, la Locanda Bonifacio VIII.

Sermoneta ci ammalia sin dai primi passi entro le sue mura. Dal fascino medioevale, forse ancora più evidente di Anagni, il paesino sorge su una collina che domina con un bellissimo castello, il Castello Caetani, purtroppo non oggetto della nostra visita. Lo raggiungiamo inerpicandoci lungo le viuzze del centro, ma vista l’ora tarda non riusciamo a dedicargli l’attenzione che meriterebbe.
Entriamo invece nella Cattedrale di Santa Maria, che sorge in una piazzetta un po’ nascosta ma incantevole. Il campanile è solenne, l’interno è altrettanto affascinante.
Sermoneta si presta molto come set cinematografico ed è infatti la location dove è stata girata la famosa scena del Memento Mori in Non ci resta che piangere, oltre che la serie televisiva I Borgia.

Purtroppo i piedi inumiditi, le scarpe bagnate e il cielo che non accenna ad aprirsi non ci consentono di dilungarci nel giro in città.
Inutile dire che vorrò tornarci, anche perché ho adocchiato un paio di forni specializzati in dolcetti tipici e dai cui laboratori proveniva un profumino davvero invitante…

Diario di viaggio: Anagni e Rocca Massima

Rocca Massima è la località che scegliamo come base per il nostro weekend fuori porta nella provincia di Latina.

L’attrazione principale di Rocca Massima è il Volo del Falco Pellegrino, Flying in the Sky, un cavo d’acciaio sorretto da due piloni, lungo 2.225 metri e sospeso ad un’altezza massima di 310 metri dal suolo il cui dislivello è di 350 metri. Insomma, pare che sia la zipline più lunga del mondo. Il volo può essere fatto singolarmente (€35) o in coppia (€60) e nel biglietto è compresa tutta l’attrezzatura e l’imbracatura necessaria per lanciarsi senza, ovviamente, alcun pericolo.

La nostra esperienza viene resa ancor più adrenalinica di quanto già non sia grazie al vento a sfavore: la corrente ci rallenta, infatti, poco prima di giungere al traguardo, frenando la nostra discesa e spingendoci nuovamente indietro, con il risultato finale di lasciarci sospesi in aria per dieci minuti buoni. Tempo ideale per ammirare, da un punto di osservazione insolito, il paesaggio collinare che si estende ai nostri piedi e che a tratti è roccioso, a tratti ricco di vegetazione e di alberi di ulivo in particolar modo. Ecco che ad interrompere la nostra permanenza a mezz’aria giunge in soccorso un atletico ragazzo dello staff, trainando la bellezza di 132 kg fino all’arrivo.

Nel pomeriggio ci dirigiamo verso Anagni, nota come Città dei Papi per aver dato i natali a quattro pontefici (Innocenzo III, Alessandro IV, Gregorio IX e Bonifacio VIII) e per essere stata a lungo residenza papale.

Da Porta Cerere accediamo al centro storico, spiccatamente medioevale e deliziosamente conservato. Camminiamo parecchio, ma non ce ne rendiamo nemmeno conto, rapiti come siamo dalle architetture degli edifici, tutti contraddistinti dalle tipiche finestre a bifora che sono state il più delle volte mantenute nelle loro forme originali. 

Nel palazzo che ospita il Municipio facciamo una breve visita alla mostra fotografica dedicata alla I Guerra Mondiale, di cui quest’anno ricorre il centenario (a maggior ragione, poi, che ci troviamo prossimi al 4 novembre, sicuramente una data emblematica per quella pagina di storia). 

Raggiungiamo infine la sommità del paese dove incontriamo il Palazzo Papale di Bonifacio VIII, teatro del celebre episodio passato alla storia come “Lo Schiaffo di Anagni“, e il Duomo di Anagni. Ci godiamo la piazza così silenziosa ove si affacciano entrambe le strutture e sopratutto apprezziamo il passaggio dalla luce del giorno a quella rossastra dei lampioncini, testimoni del calar della sera (e di un’umidità non da poco).

Torniamo sui nostri passi per concludere la giornata con una ottima cena alla Locanda dell’Arcangelo di Rocca Massima, la stessa struttura che ci ospiterà per la notte nelle stanze del B&B.

Al mattino, la visuale che spazia su buona parte della provincia di Latina e che si gode dal paese così elevato di Rocca Massima non lascia presagire tempo positivo per la giornata.
Dopo una abbondante colazione (chi mi conosce sa che a colazione non mi risparmio) a base di confetture fatte in casa, crostate, tortine alle visciole e croissant, ci dirigiamo verso Ninfa con l’intenzione di visitare i famosi Giardini. 

[To Be Continued…]

 

Faberite.

Ecco che ti assale la Faberite acuta.

Eh, capita. Non spesso, ma capita.

I sintomi sono molteplici, variano da individuo a individuo e possono presentarsi in forme più o meno gravi a seconda dei casi.

A me prende come una forte fitta allo stomaco, una morsa che mi stringe la pancia e mi impone l’urgente bisogno di accendere la musica, quella musica, la sua musica.

Sono momenti concitati, attimi cruciali in cui o cerchi di distarti o rimarrai con il chiodo fisso tutto il giorno. È uno stimolo impellente, un’urgenza che non puoi frenare o controllare, un istinto che non riesci a tenere a bada perché inizia a farti sentire scomodo sulla sedia, in piedi, mentre sei in giro o stai guidando.

Il guaio è che una volta che cominci ad ascoltare qualche nota, a farti penetrare da quella voce, no, non ne puoi più fare a meno.

Diamine, è proprio così! Non si riesce a smettere…

Parte Dolcenera, e che ve lo dico a fare: un turbinio di emozioni che scorrono come una piacevole doccia calda sulla pelle. e difatti di acqua si parla, acqua violenta, che distrugge, che devasta, dolcenera senza cuore

Poi Creuza de Ma, nel mix che Spotify ha creato per te, dove i brividi prendono il posto del respiro. Trattieni il fiato più o meno per tutta la durata della canzone ed espiri l’aria che hai tenuto dentro solo al termine dell’ultimo suono.

La Canzone di Marinella che va assaporata come una bellissima e dolce poesia, dal contenuto crudo e malinconico che Faber ha saputo trasformare in una fiaba. Quella ragazza, presumibilmente una prostituta, uccisa brutalmente lungo il fiume, riacquista vita e dignità tra le parole e le note di De Andrè.

Il Testamento di Tito che ti apre gli occhi sul Vangelo della vita, ti sorprende per la carica di spiritualità, così laica, così umana, che diffonde grazie al suo testo dalla bellezza allucinante, commovente.

E ancora Sally, sulla quale non spreco molte parole: ho già ampiamente parlato qui del valore che questa canzone serba per me, del significato che inevitabilmente mi trovo ad attribuirle.

Poi c’è Il Pescatore, doveroso da essere studiato sui libri di scuola, quel sorriso incastonato in un solco lungo il viso che sprigiona tutta la pietas di Faber, il fulcro della sua produzione cantautorale.

Un Giudice, di cui ho accennato qualcosa qui, Volta la Carta, Hotel Supramonte, Via del Campo, Amico Fragile, il Bombarolo, Bocca di Rosa, Andrea, la Città Vecchia, che è da annoverare sicuramente tra i miei pezzi del cuore…

La Faberite acute è una seria malattia ed è comprovata per essere assai contagiosa.

Chiunque si imbatta in Faber, non può non rimanerne estasiato e catturato.  Ho già avuto diversi tester e dimostrazioni di quanto sto affermando; vi posso pertanto assicurare che il contagio è veramente dietro l’angolo.

Fortunatamente la cura è nota e non affatto dolorosa. Provoca anzi una duratura e folle sensazione di piacere.

Dunque non temete! La Faberite è il disturbo più affascinante e adorabile da trattare che io conosca….