Faberite.

Ecco che ti assale la Faberite acuta.

Eh, capita. Non spesso, ma capita.

I sintomi sono molteplici, variano da individuo a individuo e possono presentarsi in forme più o meno gravi a seconda dei casi.

A me prende come una forte fitta allo stomaco, una morsa che mi stringe la pancia e mi impone l’urgente bisogno di accendere la musica, quella musica, la sua musica.

Sono momenti concitati, attimi cruciali in cui o cerchi di distarti o rimarrai con il chiodo fisso tutto il giorno. È uno stimolo impellente, un’urgenza che non puoi frenare o controllare, un istinto che non riesci a tenere a bada perché inizia a farti sentire scomodo sulla sedia, in piedi, mentre sei in giro o stai guidando.

Il guaio è che una volta che cominci ad ascoltare qualche nota, a farti penetrare da quella voce, no, non ne puoi più fare a meno.

Diamine, è proprio così! Non si riesce a smettere…

Parte Dolcenera, e che ve lo dico a fare: un turbinio di emozioni che scorrono come una piacevole doccia calda sulla pelle. e difatti di acqua si parla, acqua violenta, che distrugge, che devasta, dolcenera senza cuore

Poi Creuza de Ma, nel mix che Spotify ha creato per te, dove i brividi prendono il posto del respiro. Trattieni il fiato più o meno per tutta la durata della canzone ed espiri l’aria che hai tenuto dentro solo al termine dell’ultimo suono.

La Canzone di Marinella che va assaporata come una bellissima e dolce poesia, dal contenuto crudo e malinconico che Faber ha saputo trasformare in una fiaba. Quella ragazza, presumibilmente una prostituta, uccisa brutalmente lungo il fiume, riacquista vita e dignità tra le parole e le note di De Andrè.

Il Testamento di Tito che ti apre gli occhi sul Vangelo della vita, ti sorprende per la carica di spiritualità, così laica, così umana, che diffonde grazie al suo testo dalla bellezza allucinante, commovente.

E ancora Sally, sulla quale non spreco molte parole: ho già ampiamente parlato qui del valore che questa canzone serba per me, del significato che inevitabilmente mi trovo ad attribuirle.

Poi c’è Il Pescatore, doveroso da essere studiato sui libri di scuola, quel sorriso incastonato in un solco lungo il viso che sprigiona tutta la pietas di Faber, il fulcro della sua produzione cantautorale.

Un Giudice, di cui ho accennato qualcosa qui, Volta la Carta, Hotel Supramonte, Via del Campo, Amico Fragile, il Bombarolo, Bocca di Rosa, Andrea, la Città Vecchia, che è da annoverare sicuramente tra i miei pezzi del cuore…

La Faberite acute è una seria malattia ed è comprovata per essere assai contagiosa.

Chiunque si imbatta in Faber, non può non rimanerne estasiato e catturato.  Ho già avuto diversi tester e dimostrazioni di quanto sto affermando; vi posso pertanto assicurare che il contagio è veramente dietro l’angolo.

Fortunatamente la cura è nota e non affatto dolorosa. Provoca anzi una duratura e folle sensazione di piacere.

Dunque non temete! La Faberite è il disturbo più affascinante e adorabile da trattare che io conosca….

Pulsazioni

Accettiamo, contempliamo ed ammettiamo la presenza di pulsazioni contrastanti nell’animo umano, l’esistenza di sentimenti diversi, antitetici, complementari ma non esclusivi.
Questa è la nostra vera natura, e sfido chiunque a dichiarare il contrario.

L’uomo non sa ancora riconoscere il bene dal male, è governato da istinti primordiali e desideri ancestrali che lo portano ad agire all’ombra di ogni razionalità, all’oscuro dal lume della ragione, nelle tenebre di un percorso tetro e inesplorato che si addentra in terre selvagge ed incolte.

Il buio non è solo assenza di luce, pericolo da temere, paura puerile da ricacciare. Il cuore sa essere tanto cupo quanto limpido, la mente tanto buia quanto illuminata. Impariamo a convivere con le tenebre, apprezziamo e coltiviamo la nostra oscurità perché non esiste pianeta completamente e perennemente rivolto al sole, non esiste angolo del mondo che riceva sempre la luce.

Accettiamo, contempliamo ed ammettiamo la presenza di emozioni agli antipodi, distanti tra loro eppure così vicine, simili ma contrapposte, chiare, nette e perfettamente riconoscibili, sebbene spesso ignote, inconsapevoli e incontrollabili.
Perché l’essenza dell’uomo sta nel continuo conflitto tra i sentimenti e la ragione, l’istinto ed il buon senso.
Una straziante ed incessante tempesta, che infuria in una maremoto senza fine.

Pulsazioni. Convulsioni. Contorsioni.
Questo è ciò che siamo dentro.
In quanto al fuori, è una pura questione di facciata e di chi sa meglio adornarla per nascondere un simile intimo tormento.

Diario di viaggio: un weekend Torino – il ritorno

Il mio ritorno a Torino non si è fatto attendere molto. E anche se il titolo del post risuona come quello di un prestigioso quanto apocalittico sequel cinematografico, vi racconterò brevemente il mio itinerario torinese dello scorso weekend.

Dalla mia ultima visita a dicembre, alcuni siti erano rimasti in sospeso e già nella mia testa si aggirava l’idea di organizzare un nuovo viaggio nella città sabauda per completare l’opera.
Dopo una passeggiata, che è d’obbligo, nella zona di Piazza Castello e lungo le vie che a raggiera conducono alle altre piazze dedicate alla casata Savoia, cerchiamo refrigerio dal caldo pungente tra le fronde e gli alberi dei giardini reali. Il complesso delle residenze sabaude è qualcosa di imponente ed ingloba anche la Cattedrale di Torino dove è oggi custodita la Santa Sindone.
Percorrendo via Po raggiungiamo la Mole Antonelliana, così chiamata per la

sua altezza e per il nome dell’architetto che la concepì. L’edificio simbolo di  Torino ospita lo splendido Museo Nazionale del Cinema, che si articola in un percorso interattivo e attentamente allestito a partire dalle origini del cinema tra scatole ottiche e cinematografi, passando per le fasi di realizzazione del prodotto film, le scenografie, le pellicole più celebri, i personaggi simbolo, i generi cinematografici… il tutto all’interno di una struttura fatta di passerelle, ampi spazi con grandi altezze, circondati da manifesti e fotografie iconiche del cinema italiano e internazionale.

Da non perdere è poi l’ascensore panoramico che merita sia per la visione d’insieme apprezzabile dalla testa della Mole, ma sopratutto per il tragitto all’interno del collo della struttura. Dalle pareti trasparenti dell’ascensore si apprezza il restringimento delle pareti della Mole e, guardando alternativamente in alto e in basso, si ha l’impressione di venire risucchiati dalla punta che inghiotte l’ascensore nella sua salita.
 

 

Una gita a Superga è altrettanto meritevole, anche se il mio consiglio è organizzarla durante la settimana per approfittare di un minore affollamento di turisti e di un prezzo ridotto del biglietto della tranvia, il collegamento tra la basilica in collina e la stazione Sassi a Torino.

Il sito è noto per il tragico incidente aereo  del 1949 che ha coinvolto la squadra del Torino (da quel momento soprannominata “Il Grande Torino“) mentre rientrava da una partita amichevole disputata fuori Italia. Persero la vita tutti i giocatori della squadra, giovani 
promettenti campioni, e i preparatori atletici. Le cause sembrano essere legate alle cattive condizioni meteorologiche, ma non si è mai chiarito se c’entrassero in qualche modo guasti tecnici o disattenzioni del pilota. Lo spavento e lo shock del dramma furono tali da spingere la Nazionale Italiana, in partenza per i mondiali di calcio l’anno successivo, a spostarsi in nave.
La targa commemorativa è un punto di interesse che sorge proprio a piedi del terrapieno teatro del disastro. Le immagini, le fotografie e i nomi di quegli sportivi sulle pareti della collina fanno echeggiare il loro ricordo nel tempo e nello spazio.
Rientrando a Torino, ci fermiamo in Via San Tommaso alla Gofreria Piemonteisa  per assaggiare le specialità di street food piemontese, i Gofri, le Miacce e i Miassi.
Il pomeriggio ci dedichiamo ad una passeggiata al Parco del Valentino, lungo le rive del Po, preso d’assalto dai torinesi – giovani, famiglie, coppie, amici – in una domenica di pieno sole.
A conclusione del mio secondo itinerario nel capoluogo piemontese, debbo dire che un weekend risulta essere limitante per visitare a dovere le bellezze architettoniche, naturali ed artistiche che Torino sa offrire. I musei che ho visitato, quello del cinema e quello Egizio, richiedono almeno 3 ore di tempo (se non una mezza giornata), per non parlare di tutti gli altri siti che invece ho mancato. Direi che un 3-4 giorni potrebbero essere la soluzione ideale.
In quanto al resto del Piemonte… che regione! Ho già in mente altre visite gustose e gastronomiche, prima fra tutte ad Alba, dove Piazza Duomo di Enrico Crippa ha recentemente ottenuto il 16° posto nella classifica The World’s 50 Best Restaurants 2018
#Staytuned!