Non sono pazza. Solo pazzamente sollevata.

Dopo quei cinque minuti di breve confronto, sono corsa in camera mia, ho chiuso la porta e mi sono messa a saltare.
Mi sentivo così leggera. Avrei potuto spiaccicarmi sul soffitto come spiderman.

Okay, decisamente poco poetico. Meglio ricorrere alla classica formula “toccare il cielo con un dito”.

Mi sentivo così leggera. Avrei potuto toccare il cielo con un dito.
Peccato che ci fosse sempre quel soffito a separmici.

Sì, Veronica…capiamo tutti la tua frustazione, ma VAI AVANTI.

Mi sono finalmente liberata di un peso. Un peso che tenevo sul groppone da un po’.

Cavolo, Veronica, come sei gretta oggi!
E va bene…

Mi sono finalmete liberata di un peso. Un peso che mi opprimeva lo stomaco da diverso tempo.
E non immaginavo sarebbe stato così facile scaricarlo.
Evidentemente avevo sottovalutato la tua capacità e la tua voglia di ascoltarmi e comprendermi. Avevo pensato ad una reazione senz’altro diversa da parte tua. Credevo di dover fare i conti con un atteggiamento più duro, più ostile, meno disponibile di quanto in realtà è stato.
Per questo devo ringraziarti. Perchè hai reso tutto più semplice, così semplice che ora come ora mi chiedo perchè non te ne avessi parlato prima. Perchè mi hai messo a mio agio, come mai pensavo potesse accadermi. Perchè mi ha guardato negli occhi e nell’animo con i tuoi, di occhi, e con la tua, di anima.
E con quello sguardo hai abbracciato tutta la mia vita. Io, tutta, mi sono data a te, spogliata, messa a nudo. Mai come in quel momento ho ritenuto superfluo vestire una maschera, indossare vestiti.

Certo, con queste rigide temperature è proprio il caso di denudarsi!

E’ finito il post. Un po’ pazzarello, lo so. Ma dovevo pur allinearmi con il tono ilare che ho usato sin dall’inizio, no? Eeeeeeeeeh, mi andava così.

Oggi di aprile, oggi di luglio. Oggi io, oggi tu.

Scritto il 14-04-2011 alle ore 16.35


Fuori dalla finestra non splende certo il sole. Anzi, il cielo è grigio e cupo e la temperatura non è delle più gradevoli.

Non ho mai amato il maltempo. Il mio umore è sempre stato facilmente influenzabile dalle condizioni metereologiche e, nonostante oggi sia il mio compleanno, la situazione non cambia. Perchè non può essere una bella giornata come quelle della settimana scorsa? Vabbè, tanto non posso farci niente.

Le Tre Età Della Donna - Gustav Klimt

Dicevo, oggi faccio 18 anni e non mi sembra vero. Ancora non ho realizzato: tutti coloro che mi circondano sembrano molto più elettrizzati di me. Da stamattina sono stata travolta da una montagna di auguri. Prima mia madre, il cui volto mi ha dolcemente salutata appena ho aperto gli occhi, poi Marco, che mi è saltato addosso ancora in pigiama, e poi ancora mio fratello il quale, portando l’apparecchio per i denti tutta la notte e fino al mattino, ha biascicato qualcosa che ho interpretato come “auguri”. Poi è toccato a mio padre, che mi ha inviato un messaggio così tenero da farmi inumidire gli occhi. Più tardi, è stata la volta delle mie più care amiche d’infanzia (anche loro tramite sms) ed infine dei miei amici e compagni di scuola. Ancora adesso continuano ad arrivarmi messaggi di persone che non vedo e sento da mesi, ma che – classico – si fanno vive solo in occasione dei compleanni. Tanto non le invito alla mia festa. U_U
…E che festa! Una semplice serata al bar con gli amici, cullati da un pò di musica da pianobar e deliziati da qualche stuzzichino fresco e veloce. Niente discoteca, niente locale, niente festa megagalattica da sessanta persone. Una serata più intima, tranquilla, che avrei organizzato anche se non fosse stato il mio compleanno, e che spero sia piacevole per tutti. Naturalmente la “festicciola” non potrebbe concludersi senza lo squisito tiramisù di mia madre, la quale non ha solo contribuito con la sua bravura in cucina (sempre insuperabile), ma è anche stata la finanziatrice di tutto questo. Grazie mamma <3 

E qui veniamo a noi. Anzi, veniamo a te.

Particolare de "Le Tre Età Della Donna"

Mamma, mamma, mamma. Ho tanta voglia di dire questa parola. Oggi più che mai.
Mamma che fin dal mattino, quando mi sveglia, mi dà la forza di affrontare la giornata.
Mamma che non vedo l’ora di sentire quando torno a casa dopo scuola.
Mamma che ascolta sempre ogni cosa che ho da dirle, anche se sciocca o irrilevante.
Mamma che è sempre a mia completa disposizione, mentre io non ho mai un pò di tempo per lei.
Mamma che ogni giorno fa sacrifici per me, quando io non dono nulla a lei.
Mamma che so quanto mi vuole bene, anche se spesso me ne dimentico.
Mamma che le viene da piangere a vedermi crescere.
Mamma che l’altra volta mi ha abbracciato d’improvviso, senza apparente motivo, e che mi ha stretta forte forte, fino a farmi tornare bambina, quando cercavo rifugio nelle sue braccia.
Mamma che amo, mamma che adoro, mamma che non cambierei per nessun altra al mondo.

Mamma, oggi faccio 18 anni, ma rimarrò sempre accanto a te.

 

Aggiunta del 24-07-2011 alle ore 10.04

Mamma, ti faccio tanti auguri per questo giorno.
Non perchè oggi è il tuo compleanno, non perchè oggi hai guadagnato un altro anno di “vita vissuta”, non perchè oggi è d’obbligo festeggiarti. Ti faccio gli auguri perchè oggi è un altro giorno che ho la possibilità di trascorrere con te. E questa è la cosa più importante di tutte.

I bambini, maestri di vita.

Incredibile come riescano ad imparare in fretta i bambini. Benchè vada a trovare mia sorella solo ogni quindici giorni -talvolta anche più raramente- tutte le volte che la osservo crescere mi stupisco della velocità della sua capacità di apprendimento.
L’ultima volta che l’ho vista, aveva imparato ad andare in bicicletta e a mangiare le ciliegie con tutto il nocciolo; la volta prima, sapeva come accendere la radio e come mettere la musica; quella ancora antecedente, aveva imparato a salire e a scendere le scale senza alcun aiuto.
Ed io, a diciasette anni, non so ancora sbucciare le patate (vabbè, ma per far questo hanno inventato uno strumento geniale, chiamato “PELAPATATE”). A diciasette anni non ha ancora imparato a non mangiarmi le unghie. Mi sento così stupida.
Ritengo comunque che agli “adulti” l’arte di apprendere risulti molto più difficile che ai bambini. Il che mi sconcerta, in quanto il non mangiarsi le unghie è di gran lunga più semplice dell’imparare a parlare. Eppure, mia sorella ad un anno sapeva già comporre semplici frasi, mentre io, dopo diciasette anni di vita, ho le dita che sono un disastro.
Vorrei poter tornare ad essere una bambina per imparare a crescere con facilità, spensieratezza, senza mille scrupoli e preoccupazioni. Vorrei tornare bambina, per riscoprire quella serenità sconosciuta agli adulti quando si va sullo scivolo, si vola sull’altalena o si fa un giro sulle giostre. Vorrei poter essere una bambina, per giocare ad “accchiapparella” in giardino, per fare merenda con la pizza bianca davanti ai Pokèmon, per ballare la Baby Dance nei villaggi turistici. Vorrei poterlo essere per nascondermi dietro le gambe di papà quando mi vergogno in qualche situazione, per raccogliere un fiore per strada e portarlo alla mamma, per donare un sorriso ad uno sconosciuto seduto accanto a me. Vorrei avere il cuore di una bambina per poter imparare ad amare.