Pulsazioni

Accettiamo, contempliamo ed ammettiamo la presenza di pulsazioni contrastanti nell’animo umano, l’esistenza di sentimenti diversi, antitetici, complementari ma non esclusivi.
Questa è la nostra vera natura, e sfido chiunque a dichiarare il contrario.

L’uomo non sa ancora riconoscere il bene dal male, è governato da istinti primordiali e desideri ancestrali che lo portano ad agire all’ombra di ogni razionalità, all’oscuro dal lume della ragione, nelle tenebre di un percorso tetro e inesplorato che si addentra in terre selvagge ed incolte.

Il buio non è solo assenza di luce, pericolo da temere, paura puerile da ricacciare. Il cuore sa essere tanto cupo quanto limpido, la mente tanto buia quanto illuminata. Impariamo a convivere con le tenebre, apprezziamo e coltiviamo la nostra oscurità perché non esiste pianeta completamente e perennemente rivolto al sole, non esiste angolo del mondo che riceva sempre la luce.

Accettiamo, contempliamo ed ammettiamo la presenza di emozioni agli antipodi, distanti tra loro eppure così vicine, simili ma contrapposte, chiare, nette e perfettamente riconoscibili, sebbene spesso ignote, inconsapevoli e incontrollabili.
Perché l’essenza dell’uomo sta nel continuo conflitto tra i sentimenti e la ragione, l’istinto ed il buon senso.
Una straziante ed incessante tempesta, che infuria in una maremoto senza fine.

Pulsazioni. Convulsioni. Contorsioni.
Questo è ciò che siamo dentro.
In quanto al fuori, è una pura questione di facciata e di chi sa meglio adornarla per nascondere un simile intimo tormento.

Una notte interminabile 

Non so descrivere la disperazione di quella notte, il senso di smarrimento mentre ti cercavamo nel buio e gridavamo forte il tuo nome, con la speranza che prima o poi avresti risposto, nella fiducia che avremo udito un tuo lontano lamento, distante come ti eri arrischiato. Ma le nostre voci risuonavano strozzate nella notte e tornavano indietro come dei boomerang reduci da una spedizione fallimentare.
E tutti quei guaiti, no, non erano i tuoi, e non potevamo più credere che saresti magari comparso sul ciglio della strada.
Poi, un’idea, nel pieno della rassegnazione, la tua foto, ché a guardarla anche solo per un istante mi colmava gli occhi di lacrime ed il cuore di dolore.
Non so con quale lucidità io abbia agito in quel momento, così accecata dal pianto e dallo sconforto, ma ti ho “postato” e qualcuno, a quell’ora tarda di una notte per me interminabile, ha “commentato”.
Uno scambio di messaggi tra identità sconosciute e ti abbiamo ritrovato, tra le braccia di un’anima dolce che ti aveva accudito, durante le ore della nostra accorata ricerca e ancor prima, nell’inconsapevolezza della tua scomparsa.
Non so se tu ti sia reso conto di ciò che è successo, se è stata per te solo una gita di poche ore, lontano da casa in nostra assenza. Chissà se saresti tornato, ma non voglio immaginare l’angoscia di tale scenario: quello strumento così potente che, ormai quasi un anno fa, mi ha annunciato l’arrivo della morte in una camera d’albergo, l’altra notte mi ha riportato alla vita, nel silenzio di una automobile in giro senza speranza né meta.
Solo così ho capito quanto profondamente sei entrato nella nostra vita, quanto ne fai assolutamente parte, con tutto l’affetto che ci riservi incondizionatamente ogni giorno, senza chiedere nulla in cambio, solo un paio di carezze prima di metterti a dormire.
Non so descrivere il modo in cui, con la tua dolcezza e vivacità, hai cambiato la nostra casa e riscaldi enormemente i nostri cuori, donandoci sempre e solo gioia, nonostante gli sbalzi d’umore e le nostre superficiali preoccupazioni quotidiane.
Moka, questo il nome che abbiamo urlato a squarciagola nell’oscurità, io con il pianto nella voce che mi spezzava anche il respiro.
Moka, questo è il nome che ti abbiamo dato poche settimane dopo la tua venuta al mondo, quando avevi gli occhietti ancora semichiusi e l’equilibrio non proprio perfetto.
Moka, il nome che ci è stato ispirato dal colore della crema di caffè, che si avvicina più al caramello che al marrone, più alla nocciola che alla cioccolata.
Moka, ti prego, non scappare mai più.