L’Acheronte nelle vene

Quelle parole bruciavano come ceppi di legna al fuoco
e sogghignavano, maligne, ogni volta che si mostravano ai suoi occhi.
Sembravano quasi prendere vita: si trasformavano in immonde creature e parevano uscire dalla schermo, per avvinghiarla, strangolarla.
La ragazza tentava di liberarsi, di fuggire. Voleva cacciarle via, via dalla propria mente, via dalla sua testa, via, via, andate via…
Ma queste si ripresentavano proprio nell’esatto momento in cui lei cercava di evitarle.
Perfide s’insinuavano sotto la sua pelle, s’infiltravano tra i suoi pensieri e non le lasciavano scampo.
La ragazza aveva capito.
Era stata cieca. Non aveva saputo, o voluto, (pre)vedere le conseguenze alle quali quelle parole avrebbero condotto.
Era stata sorda. Non aveva voluto, o saputo, prestare attenzione al risolino acuto di cui si sarebbero animate quelle sillabe.
E così, dunque, se lo meritava. Accettava senza riserve di rimanere intrappolata in quel vortice ardente di spire e ghigni, senza trovare una via d’uscita.
Poteva solo appellarsi alla clemenza delle parole, ma non aveva fatto i conti con il loro dispotismo.
Perchè le parole non sono mai clementi.
Le parole spiazzano, sconvolgono, intimidiscono.
Condannano.
Nero su bianco, bianco su nero, pulsano come il febbrile cuore nelle tempie, sanguinano come una ferita fresca appena riaperta.
E fanno male.

No, non è l’Inferno di Dante.
E nemmeno Suspiria di Dario Argento.
Semplicemente dei piccoli turbamenti di una ragazza che vive al servizio delle parole.
Giudicate voi se non sia peggio.

Delacroix, La Barca Di Dante

30 risposte a “L’Acheronte nelle vene”

    1. Hai ragione, ma il fatto è che ne sono come dipendente. Sono una droga per me: quando scrivo, quando butto giù parole, mi sento estremamente felice. Sapere che possono giocare brutti scherzi…mi terrorizza.

  1. Un paio d’anni fa ho seguito un seminario di linguistica clinica e cognitiva, in cui c’era un famoso professore di Valencia che ci ha detto una frase che mi è rimasta stampata in mente: LAS PALABRAS NO SON INOCENTES.
    E’ proprio vero. Ed è proprio questo il motivo per cui amo così tanto studiare le lingue e le lettere in generale.

  2. Le parole sono strane. Hanno mille significati e nessuno. Io non saprei ancora parlarne come si deve, ma so anch’io che quando ci si mettono feriscono più che nel profondo. Ma è anche la persona singola a permetterlo…

  3. Qualche anno fa ho tenuto una lezione ad una università del tempo libero sul tema: “La seduzione delle parole”; peccato non aver avuto allora sotto mano questo bellissimo scritto! Anch’io subisco molto il fascino delle parole, però difficilmente mi faccio intimorire dalla loro natura. Ciao, Annita

  4. Il linguaggio e, di riflesso, le parole sono solo delle convenzioni. Siamo noi con le nostre emozioni, i nostri sentimenti a renderle cariche di significato. Ecco perché a volte non ci comprendiamo. Perché ognuno di noi ad ogni parola dà un significato diverso in cui si sintetizzano pezzi di vita o, a volte, vite intere. 🙂

        1. Trovate d’accordo anche a me. Però c’è dire che un uso abile delle parole può indurre a provare certe emozioni o comunque porta alla creazione di talune immagini nella testa di chi le legge. Sono mezzi potentissimi questa maledette e meravigliose parole.

    1. Un altro giro su queste montagne russe? Ti avverto, potrebbero avere effetti collaterali…
      Grazie moltissimo comunque Lely. 😀

    1. Arriva l’occasione giusto domani: scuole chiuse per allerta neve (che poi la neve a Roma…ma vabbe’!)
      Grazie della visita Giovy,
      un bacione 🙂

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